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Rivolta dei creditori sui concordati “in bianco”

Qualcuno, alla fine, resta con il cerino in mano. E quando si parla di fatture non pagate e fallimenti sono spesso i più piccoli. L’effetto del nuovo concordato preventivo, denunciano sindacati e artigiani, è questo: scaricare il prezzo della crisi sull’ultimo anello della filiera. Il pesce grande congela i debiti, guadagna tempo, riparte con il ramo sano della società. I suoi fornitori, nell’attesa, muoiono: «Il sistema dovrebbe favorire la sopravvivenza delle imprese, ma permette di eludere le regole», dice Walter Schiavella, segretario generale della Fillea, sindacato edili della Cgil.

Il concordato con riserva è in vigore dallo scorso settembre introdotto dal governo Monti. Detto “in bianco”, perché l’azienda che lo presenta non deve allegareun piano di risanamento. Poi, ha tra i 60 e i 120 giorni di tempo per depositarlo, prorogabili di altri 60. Fino a sei mesi di limbo, durante i quali le azioni intraprese dai creditori vengono bloccate. «È un ombrello preventivo gratuito, nessuno lo rifiuta», spiega Filippo Lamanna, presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Milano. A marzo erano 2700le istanze presentate, di cui 1300 nel primo trimestre 2013. L’anno scorso i concordati “tradizionali” erano stati in tutto 1102. «La media a Milano è di una domanda al giorno — continua Lamanna — domeniche comprese».
Edilizia e meccanica i settori più coinvolti, lì la crisi ha colpito duro. In media, le aziende che fanno richiesta di concordatohanno una situazione di bilancio migliore rispetto a quelle che falliscono. Indizio, commenta il Cerved, che si va nella direzione giusta: far emergere in anticipo le difficoltà, quando ci sono ancora margini per recuperare. Ma ad oggi solo una piccola parte delle procedure “in bianco” si è conclusa e il ministero della Giustizia, impegnato in un monitoraggio,stima una quota di fallimenti comunque vicina al 70%. «L’impressione è che molte società che non avrebbero avuto accesso al vecchio concordato usino il nuovo per proteggere più a lungo gli insoluti», spiega Lamanna. Così la durata media dei procedimenti, dice la Cna, Confederazione degli artigiani, è salita da 60 a 90 giorni. I dipendenti accumulano stipendi non pagati. E i fornitori, impotenti, non incassano. In pochi mesi in Emilia-Romagna quattro grandi cooperative edili hanno avviato la procedura: per tante micro-imprese, con un solo committente, è stata la fine.
Chi chiede il concordato, invece, trova spesso modo di risorgere, attraverso la cessione del ramo d’azienda: «La normalità — denuncia il sindacato — anche prima della nuova procedura in bianco». La proprietà crea un nuovo soggetto che affitta o acquisisce le parti sane dell’azienda, liberandosi dei debiti più onerosi. La parte malata viene lasciata fallire, a spese dell’indotto. «Una pratica legale, ma elusoria: anziché elaborato durante il concordato il pacchetto è precostitutito », dice Lamanna. Il tribunale di Milano sta cercando di limitare gli abusi, con un’interpretazione restrittiva delle norme. «Meglio un accordo che il fallimento», riconoscono Cgil e Cna, ma chiedono modifiche: più vincoli per l’ammissione al concordato e tutele per i fornitori.
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