Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Rivalutazioni, vantaggi ridotti

La rivalutazione è un’opportunità che verrà colta solo da una minoranza delle imprese potenzialmente interessate. Questa è la conclusione a cui si giunge esaminando la rivalutazione dei beni d’impresa prevista dalla legge di stabilità 2014, soprattutto a seguito della risposta resa dalle Entrate a Telefisco in cui si sostiene la natura esclusivamente fiscale del provvedimento, negando quindi la facoltà di effettuare una rivalutazione con effetti solo sui valori di bilancio.
L’elevato ammontare delle aliquote indicate dal legislatore (16% per i beni ammortizzabili, 12% per gli altri), cui si aggiunge il 10% per “chiudere il cerchio” richiesto per affrancare la riserva creata nel patrimonio netto (per i soggetti in contabilità ordinaria), rende il “sacrificio” del versamento della sostitutiva (per quanto rateizzato nel triennio 2014-2016 senza interessi) troppo vicino alle aliquote ordinarie, con conseguente riduzione dell’appeal da parte delle imprese.
Tuttavia, in presenza di condizioni ben definite, vi sarà chi, alla fine, opterà in senso favorevole (si vedano i due esempi in pagina). Superati gli scogli (banali dal lato teorico, non tanto dal lato pratico), della presenza in bilancio di beni rivalutabili, del mancato pregiudizio legato al concetto di “categoria omogenea” e della disponibilità delle risorse necessarie ai versamenti richiesti, l’attenzione dell’impresa si deve appuntare su altre variabili. Una delle prime considerazioni va fatta sul recupero dei maggiori ammortamenti (e delle minori plusvalenze) garantite (nel primo caso dal 2016, nel secondo dal 2017) dal provvedimento, perché è evidente che la mancanza di redditi imponibili capienti nei periodi d’imposta interessati dall’effetto fiscalmente positivo della rivalutazione rallenterebbe il raggiungimento della convenienza dell’operazione.
In secondo luogo va valutata l’aliquota del bene da rivalutare, unitamente alla lunghezza del periodo fiscale residuo di ammortamento. Questo provvedimento, infatti, non è rivolto esclusivamente agli immobili, per cui interessa anche cespiti quali impianti, macchinari e attrezzature che possono velocizzare il recupero dell’imposta sostitutiva pagata, naturalmente se contabilizzati a un valore netto inferiore a quello d’uso, che costituisce, per questi beni, il parametro di riferimento.
Anche la lunghezza residua del periodo fiscale di ammortamento pre-rivalutazione incide in questo calcolo, nel senso che più è breve questo lasso temporale, prima l’impresa potrà dedurre, al limite massimo consentito dall’aliquota di ammortamento, l’importo rivalutato (si veda l’esempio a lato); nei periodi d’imposta precedenti, infatti, tale deduzione è limitata alla differenza tra ammortamento pre e post rivalutazione, con un rallentamento del timing di recupero (influente anche ai fini della scelta circa l’iscrizione o meno delle imposte anticipate sugli ammortamenti fiscalmente ripresi a tassazione nel 2014 e nel 2015).
Passando agli immobili, il “salto” che favorisce la convenienza è dato dalla cessione del bene o dalla chiusura dell’azienda (ovviamente dal 2017), poiché la minor plusvalenza ottenuta consente di “incamerare” appieno e in un colpo solo tutto l’effetto della rivalutazione; tuttavia, si deve trattare di beni non rivalutati nel 2008 e iscritti a bilancio a valori lontani da quelli correnti. Più difficile, invece, è rintracciare una convenienza sulle partecipazioni (di collegamento e di controllo). La frequente presenza della “participation exemption” elimina gran parte delle ipotesi, per cui residuano (più che altro) le sole partecipate immobiliari principalmente dotate di immobili diversi da quelli “merce” e da quelli strumentali utilizzati direttamente (e le relative holding). Esse, tuttavia, per consentire una rivalutazione proficua, dovrebbero presentare rilevanti plusvalenze inespresse sul valore contabile, dato che non è certo facile riscontrare in questo periodo di crisi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa