Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Rivalutazioni, stime in chiaro

Spese per la rivalutazione di quote in chiaro anche nel modello Unico della società. Sono da indicare in modo separato le spese sostenute per la perizia giurata sia quelle complessive sia quelle deducibili nel periodo d’imposta. La rideterminazione del valore di quote e terreni è uno dei provvedimenti, che in forza delle continue riaperture, accompagna ormai da anni i contribuenti. Nel caso delle partecipazioni gli effetti ricadono sui titolari delle stesse, ma anche la società può essere interessata dalla procedura. Per finalizzarla è, infatti, necessario che il valore sia determinato per il tramite di una perizia giurata di stima la cui spesa può essere sostenuta e dedotta dalla partecipante. Ciò in forza di una regola speciale che consente la deduzione di tale onere in capo alla società seppur la stessa risulti essere unicamente l’oggetto dell’operazione.

In tale ipotesi è stabilito però che la deducibilità (indipendentemente dal comportamento contabile tenuto dalla società) sia riconosciuta in cinque periodi d’imposta e pertanto in quote di un quinto da dedurre nell’anno di sostenimento della spesa e nei quattro successivi.

Come mostra l’esempio il modello Unico 2013 prevede una particolare modalità di esposizione. Si richiede, infatti, di indicare in aumento l’intero importo della spesa e in diminuzione la quota di competenza (fiscale) dell’esercizio. Qualche osservazione per alcune ipotesi particolari.

In primo luogo non è detto che entrambi i righi debbano essere compilati. Evidentemente solo nell’anno di sostenimento dovrà essere indicata la ripresa in aumento per l’intero importo. Negli anni successivi quando si richiederà unicamente la deduzione dei quinti di competenza, sarà sufficiente evidenziare solo la quota in diminuzione. Ma l’iscrizione della variazione in aumento appare necessaria unicamente qualora tale spesa sia stata imputata per intero a conto economico. Se così è stato sui quinti deducibili ne i periodi d’imposta successivi, sarà cura del redattore del bilancio valutare anche la necessità di iscrivere la fiscalità anticipata su tali importi.

Ma come si diceva ciò vale unicamente nel caso di imputazione per intero nel conto economico dell’esercizio dell’intera spesa sostenuta. Qualora infatti la società decida di capitalizzare (tra le immobilizzazioni immateriali) la spesa imputandola a conto economico mediante le quote di ammortamento pari al 20% della stessa, le osservazioni devono essere diverse. Tralasciando le considerazioni circa la correttezza contabile di tale comportamento (ma qualche dubbio, in non pochi casi, si potrebbe sollevare anche circa il fatto che tali oneri siano sostenuti dalla società che risulta, come si è già detto, unicamente oggetto dell’operazione) il comportamento in sede di modello Unico può essere differente rispetto a quanto sopra evidenziato. In questo caso si avrebbe nel conto economico un costo già pari a quello deducibile. Pertanto la soluzione preferibile potrebbe essere quella di evitare qualsiasi compilazione dei righi del modello Unico a ciò dedicate.

Anche se leggendo le istruzioni al modello parrebbe suggerito far transitare in aumento e in diminuzione (quindi annullandosi) la quota già imputata a conto economico. Ciò in quanto letteralmente le istruzioni prevedono che la variazione in aumento riguardante tale posta concerne l’intero importo imputato a conto economico (e questo nell’ultimo caso considerato sarebbe nella sostanza la quota di ammortamento dell’esercizio) e nel contempo quella in diminuzione l’importo della quota deducibile. Certo tale trattamento pare inutile anche se potrebbe derivare dalla necessità di monitorare il comportamento della società. È bene però sottolineare che anche evitando quelli che appaiono comportamenti un po’ tortuosi, non si veda quale irregolarità (sanzionabile) sia addebitabile al contribuente.

Considerata la situazione del mercato a fronte della nuova riapertura delle regole si vaglia spesso la possibilità di una rideterminazione del valore delle partecipazioni in diminuzione rispetto a quello già fissato in precedenza. Nel caso delle partecipazioni i problemi sono minori rispetto a quanto si verifica nel caso similare dei terreni, in quanto nel caso di vendita della partecipazione a un valore inferiore a quello rideterminato è la norma stessa che detta la conseguenza: la minusvalenza realizzata è non rilevante fiscalmente ma la rideterminazione già effettuata non perde il suo valore. Di certo è da valutare comunque un secondo accesso alla rivalutazione per evitare qualsiasi dubbio che potrebbe sorgere (in capo agli organi dell’accertamento) a fronte di una cessione effettuata a un valore inferiore a quello determinato con una perizia di stima magari di non molto tempo fa.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa