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Rivalutazioni senza effetti civili

La rivalutazione dei beni dell’impresa non può avere effetti soltanto civilistici. Lo conferma la circolare dell’agenzia delle Entrate 13/E emanata ieri. Molte le società avevano invocato effetti solo civilistici dell’ultima legge sulla rivalutazione (147/2013), per ripristinare il capitale azzerato dalle perdite. L’Agenzia illustra gli elementi di novità rispetto alle precedenti leggi di rivalutazione (185/2008 e 342/2000).
La circolare chiarisce anzitutto l’ambito oggettivo di applicazione: solo immobilizzazioni materiali sia ammortizzabili sia non ammortizzabili (come i terreni), le immobilizzazioni immateriali (come diritti, marchi e licenze) e le partecipazioni iscritte tra le immobilizzazioni finanziarie in imprese controllate o collegate. Rivalutabili anche beni completamente ammortizzati e immobilizzazioni in corso, come già chiarito per le precedenti rivalutazioni (circolari 11/E/2009 e 18/E/2006).
Tra i beni materiali rivalutabili, il comma 140 aveva previsto l’esclusione dei beni immobili alla cui produzione o scambio è diretta l’attività di impresa (immobili merce); la circolare invece amplia l’esclusione a tutti i beni merce. Non si può quindi rivalutare le rimanenze finali o del magazzino. Né possono essere rivalutati costi e oneri pluriennali ammortizzati in quote costanti e partecipazioni, anche in imprese collegate o controllate, se non iscritte tra le immobilizzazioni finanziarie.
La circolare chiarisce inoltre che i beni devono risultare iscritti in bilancio tra le immobilizzazioni nell’esercizio in corso al 31 dicembre 2012 e possono essere oggetto di rivalutazione nel bilancio relativo all’esercizio successivo a condizione che i beni risultino ancora iscritti nella stessa voce patrimoniale.
Riguardo ai soggetti che possono applicare la rivalutazione, il comma 140 aveva previsto solo le società di capitali e gli altri soggetti Ires previsti dalla lettera b) dell’articolo 73 del Dpr 917/1986, ma la circolare, per effetto del rinvio contenuto nel comma 146 dell’articolo 15 della legge 342/2000, precisa che sono, altresì, ammesse le società in nome collettivo, in accomandita semplice ed equiparate, le imprese individuali anche in contabilità semplificata. Oltre a queste, per effetto del medesimo rimando normativo, l’Agenzia ritiene in generale che la rivalutazione possa essere effettuata da tutti i soggetti che producono reddito di impresa, compresi enti pubblici e non commerciali, per i beni inerenti alla sfera commerciale.
La rivalutazione, coerentemente con le precedenti leggi in materia, può essere effettuata con diverse modalità: si può rivalutare solo il valore dell’immobilizzazione o il costo storico e del fondo di ammortamento, mantenendo inalterata l’originaria durata dell’ammortamento, o ancora si può rivalutare riducendo il fondo di ammortamento relativo al bene rivalutato. La circolare precisa si può decidere quale modalità di rivalutazione applicare, ma la scelta deve essere coerente per categorie omogenee di beni.
In contropartita alla rivalutazione dei beni e delle partecipazioni di impresa, il saldo attivo risultante dovrà essere imputato al capitale o accantonato in una speciale riserva designata con riferimento alla legge in esame, con esclusione di ogni diversa utilizzazione, al netto dell’imposta sostitutiva.
Ai fini fiscali, il saldo attivo costituisce una riserva in sospensione di imposta tassato, ai sensi dell’articolo 13 della legge 342/2000, in caso di sua distribuzione, tuttavia nel caso di società in contabilità semplificata, il saldo attivo di rivalutazione, in assenza di una apposita contabilità ordinaria in cui iscrivere il valore risultante non è soggetto a tassazione in caso di distribuzione.

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