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Rivalutazioni plurime penalizzate

La legge di Stabilità 2015 (legge 190/2014)?riapre per l’ennesima volta i termini per effettuare la rivalutazione delle partecipazioni societarie (oltre che dei terreni) detenuti dal contribuente al 1°?gennaio di quest’anno.
Le procedure sono le stesse degli scorsi anni: perizia asseverata che quantifica il valore della partecipazione entro il 30 giugno 2015 e versamento entro la stessa data dell’intera imposta sostitutiva del 4% (non qualificate) ovvero 8% (qualificate), oppure versamento della prima rata di tre rate annuali della stessa imposta sostitutiva.
Uno degli aspetti più interessanti della norma è la previsione (a regime dall’articolo 7 del Dl 70/2011) di scomputo dall’imposta sostitutiva dell’eventuale imposta già pagata in precedenti norme di rivalutazione, punto sul quale è recentemente intervenuta l’agenzia delle Entrate con la risoluzione 91/E/2014, con una tesi non del tutto convincente. La questione riguarda il valore della partecipazione ricevuta dall’attuale detentore a seguito di donazione da parte di precedente detentore, operazione tipica dei trasferimenti in ambito familiare.
L’articolo 68, comma 6, del Tuir afferma che il costo della partecipazione in capo al donatario è lo stesso che si aveva in capo al donante. Il passaggio evita salti d’imposta e configura la donazione come modalità di trasferimento della partecipazione che produce effetti diversi dall’altra ipotesi di trasferimento non oneroso, cioè la successione mortis causa. Infatti, per l’ipotesi di successione ereditaria, l’erede quantifica il costo della partecipazione in discontinuità con il de cuius: si tratta del costo definito ai fini dell’applicazione dell’imposta di successione o donazione. Diversamente, nel caso della donazione, la continuità tra donante e donatario è il tratto saliente dell’articolo 68 del Tuir.
A fronte di questo dettato normativo ci si aspetterebbe che un’eventuale rivalutazione eseguita dal donante sia efficace anche in capo al donatario. Al contrario, nella risoluzione 91 l’agenzia delle Entrate nega il diritto del donatario di scomputare dall’imposta sostitutiva che ora egli potrebbe versare su una nuova rivalutazione quella già versata dal donante, sostenendo che la rivalutazione assume efficacia solo in capo al soggetto che l’ha materialmente eseguita.
Questa tesi, a parere di chi scrive, è confutabile poiché non si ricava dal dato testuale dell’articolo 68 del Tuir alcuna limitazione ad assumere dal parte del donatario lo stesso costo fiscalmente riconosciuto in capo al donante, e proseguendo il ragionamento delle Entrate per coerenza si arriverebbe alla conclusione che la rivalutazione del donante non rileva per il donatario in assoluto, mentre tale conclusione, che sarebbe inaccettabile, non è fatta propria dalle Entrate configurandosi, così una evidente contraddizione nella tesi sostenuta dalla stessa Agenzia.
Un altro elemento poco affrontato è il significato della rivalutazione in considerazione di nuovi e successivi elementi che incrementano ulteriormente il costo della partecipazione. Va ricordato che il costo della partecipazione rivalutato assume rilievo al 1°?gennaio 2015, dopodiché qualunque operazione che incrementa il costo della partecipazione si somma al costo rivalutato. Potrebbe essere il caso di versamenti in conto capitale eseguiti dal socio di una Srl dopo il 1°?gennaio 2015: in questa fattispecie al costo rivalutato si somma il versamento in conto capitale e il nuovo valore rappresenta il costo ai fini di una successiva cessione.
Caso più delicato è la partecipazione in società di persone, che viene incrementata degli utili della società attribuiti al socio per trasparenza. In tal caso è dubbio se gli utili del 2014 attribuiti al socio in sede di modello Unico 2015 si sommino o meno al costo rivalutato al 1°?gennaio 2015. Una tesi rigorosa potrebbe sostenere che trattandosi di utili conseguiti al 31 dicembre 2014, essi fanno già parte del costo della partecipazione determinato alla stessa data, che viene sostituito, appunto, dal costo rivalutato al 1°?gennaio.
Infine, va ricordato che il costo rivalutato della partecipazione spiega efficacia solo per le plusvalenze da capital gain, quindi redditi diversi di natura finanziaria, e non assume rilievo per determinare l’eventuale reddito da capitale o da partecipazione che si forma sul socio nelle ipotesi di recesso, liquidazione o riduzione del capitale sociale.

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