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Rivalutazioni, la storia infinita

La legge di Stabilità 2016 riapre i termini per la rivalutazione dei beni d’impresa, delle partecipazioni e dei terreni. I beni d’impresa risultanti dal bilancio in corso alla data del 31 dicembre 2014 possono essere oggetto di rivalutazione nel 2015 mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva (16-12%). Nel caso di rideterminazione del valore delle partecipazioni non qualificate l’imposta sostitutiva prevista dalla manovra è del 4%, mentre l’aliquota da corrispondere per la rivalutazione del valore delle partecipazioni qualificate e dei terreni è dell’8%. Nell’ambito della rivalutazione dei beni è previsto l’adeguamento dei valori fiscali dei beni ai maggiori valori che risultano già iscritti nel bilancio (che non avevano rilevanza fiscale).

Rivalutazione beni d’impresa. Il ddl della manovra per il 2016 ha riaperto la possibilità della rivalutazione dei beni d’impresa. I soggetti di cui all’art. 73, comma 1, lettere a) e b), del Tuir, che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio, possono rivalutare beni materiali e immateriali, e le partecipazioni in società controllate e collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c. costituenti immobilizzazioni (a eccezione degli immobili alla cui produzione o scambio è diretta l’attività d’impresa, ovvero i c.d. beni merce), risultanti dal bilancio d’esercizio in corso al 31 dicembre 2014.

La rivalutazione dei beni d’impresa può essere effettuata esclusivamente dai seguenti soggetti: società di capitali per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata residenti nel territorio dello stato;

– società cooperative e di mutua assicurazione residenti nel territorio dello stato;

– enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché trust, residenti nel territorio dello stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale, per i beni relativi all’attività d’impresa esercitata;

– gli imprenditori individuali, per i beni relativi all’attività d’impresa;

– società in nome collettivo, in accomandita ed equiparate;

– aziende pubbliche e municipalizzate;

– enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale, per i beni relativi all’attività d’impresa esercitata;

– società ed enti non residenti, nonché le persone fisiche non residenti, che esercitano attività commerciali nel territorio dello stato, mediante stabili organizzazioni.

Beni rivalutabili. Possono essere oggetto di rivalutazione: le immobilizzazioni materiali, ammortizzabili e non;

– le immobilizzazioni materiali;

– le partecipazioni, costituenti immobilizzazioni finanziarie, detenute in società controllate o collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c.

Sono esclusi gli immobili alla cui produzione e scambio è diretta l’attività d’impresa. La rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio o rendiconto relativo all’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 (e quindi per le imprese con esercizio sociale coincidente con l’anno solare, nel bilancio o rendiconto relativo al 2015) e deve riguardare tutti i beni appartenenti alla medesima categoria omogenea e deve essere annotata nel relativo inventario e nella nota integrativa.

Effetti della rivalutazione. La rivalutazione non avrà effetti fiscali immediati in quanto gli stessi sono differiti al terzo periodo d’imposta successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita; per la rivalutazione eseguita nel bilancio dell’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, il recupero fiscale della rivalutazione avverrà a partire dall’esercizio 2018, per quanto riguarda la deduzione degli ammortamenti. Per la rilevanza ai fini di plusvalenze e minusvalenze da cessione visto che l’effetto è differito al quarto periodo d’imposta successivo, gli effetti decorreranno dal 1° gennaio 2019.

Vincoli. Nel caso di cessione a titolo oneroso di beni risultanti dal bilancio d’esercizio in corso al 31 dicembre 2014 e rivalutati nel 2015, prima del 2019, il valore rivalutato di detti beni non può essere preso come parametro di riferimento per il calcolo di eventuali plusvalenze o minusvalenze derivanti dalla cessione degli stessi.

Imposta sostitutiva. Il saldo attivo della rivalutazione può essere affrancato, in tutto o in parte, mediante l’applicazione, in capo alla società che ha operato la stessa, di un’imposta sostitutiva dell’Ires/Irpef e dell’Irap e delle relative addizionali, pari al 10%.

Allo stesso modo, il maggior valore attribuito ai beni rivalutati si considera riconosciuto ai fini Ires/Irpef e Irap e delle relative addizionale mediante il versamento di un’imposta sostitutiva:

– del 16% per i beni ammortizzabili;

– del 12% per i beni non ammortizzabili.

Le imposte sostitutive devono essere versate in un’unica rata entro il termine di versamento a saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta al quale la rivalutazione si riferisce (16 giugno 2016). Gli importi da versare possono essere compensati nel modello F24.

Riallineamento dei valori fiscali. Il ddl di stabilità 2016 consente inoltre di adeguare i valori fiscali dei beni ai maggiori valori che risultano già iscritti nel bilancio che non avevano rilevanza fiscale (riallineamento). Possono essere riallineati i maggiori valori contabili, rispetto a quelli fiscali, iscritti nel bilancio 2014, a condizione che i beni siano presenti anche nel bilancio dell’esercizio 2015. Il riallineamento è subordinato al versamento di un’imposta sostitutiva, pari al 16% per i beni ammortizzabili e al 12% per i beni non ammortizzabili.

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