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Rivalutazioni anche al ribasso

Possibile eseguire una rideterminazione del costo di una partecipazione, qualificata e non, anche nel caso in cui il valore stimato risulti inferiore a quello risultante dalla precedente rideterminazione.

Con il comma 156, dell’art. 1, della legge n. 147/2013 (legge di Stabilità 2014), che ha modificato ulteriormente le disposizioni contenute nel comma 2, dell’art. 2, dl 282/2002, il legislatore ha, di fatto, riaperto per l’ennesima volta la possibilità di procedere nella rivalutazione dei terreni e delle quote di partecipazione in società, sempreché le stesse non siano quotate nei mercati regolamentati.

La rideterminazione del costo di acquisto di quote possedute alla data del 1° gennaio scorso, valido per la determinazione delle plusvalenze da cessione, di cui alle lett. c) e c-bis), del comma 1, dell’art. 67, dpr 917/1986, si perfeziona con la redazione di una perizia giurata e il versamento dell’imposta sostitutiva nella misura del 2% per quelle non qualificate o del 4% per quelle qualificate.

Innanzitutto è opportuno ricordare che, recentemente, l’Agenzia delle entrate (ris. n. 70/E/2013) ha precisato che le imposte sostitutive dovute per le rivalutazioni (nella fattispecie per i beni di impresa, ma chiarimento valido anche ai fini dell’affrancamento in commento) beneficiano solo della rateizzazione prescritta dalla norma, nel caso specifico tre rate annuali con interessi al 3% annui, senza poter beneficiare ulteriormente della rateazione mensile, di cui all’art. 20, dlgs 241/1997.

In secondo luogo, si evidenzia che la rideterminazione del costo di acquisto è valida solo per la determinazione della plusvalenza indicata alle citate lett. c) e c-bis), dell’art. 67 del Tuir, con esclusione del cosiddetto «recesso tipico» attraverso il quale non si realizza una vera e propria cessione di quote, ma un mero rimborso della quota di patrimonio della società a cura di quest’ultima e in favore del socio uscente.

Il comma 6, dell’art. 68 del Tuir stabilisce che la plusvalenza è determinata come differenza tra il corrispettivo percepito ovvero la somma o il valore normale dei beni rimborsati e il costo o valore di acquisto assoggettato a tassazione «aumentato di ogni onere inerente alla loro produzione, compresa l’imposta di successione e donazione»; in presenza di rivalutazione perfezionata si ritiene possibile inserire, come indicato dalla dottrina, a incremento del costo, l’imposta sostitutiva versata, ancorché le Entrate abbiano dato (circ. n. 10/E/2006) una lettura opposta e non in linea con il dettato normativo.

Con riferimento alla possibilità che gli eredi abbiano ricevuto, in forza del decesso del titolare (de cuius), la partecipazione in successione dopo la data del 1° gennaio scorso, la rivalutazione è possibile a condizione che, prima della scomparsa, il proprietario abbia conferito il mandato per la redazione della perizia di stima a un professionista (circ. n. 27/E/2003); non è richiesta alcuna forma, ma resta il rischio che l’amministrazione finanziaria chieda la presentazione di un documento avente data certa (scambio di corrispondenza anche a mezzo di posta elettronica certifica, incarico registrato o con apposizione di timbro postale, trasmissione via fax ecc.).

La perizia, per la rivalutazione di una partecipazione, deve essere riferita all’intero patrimonio sociale del soggetto collettivo cui fanno riferimento le partecipazioni alla data dell’1/1/2014 e, il costo della perizia, se predisposta su richiesta della società e a essa correttamente imputata, può essere dedotta dal reddito d’impresa in quote costanti e in cinque esercizi.

Si ricorda, infine, che i dati riferiti alla rivalutazione in commento devono essere indicati in dichiarazione, nel quadro «RT» di Unico ma è opportuno evidenziare che, trattandosi un adempimento meramente formale, l’omessa indicazione non pregiudica la rivalutazione (circ. n. 35/E/2004), ma comporta l’applicazione di una sanzione da euro 258 a euro 2.065, ai sensi del comma 1, dell’art. 8, dlgs 471/1997.

È possibile eseguire una nuova rivalutazione attraverso la redazione di una nuova perizia asseverata, calcolando l’imposta sostitutiva dovuta sul nuovo valore e, alternativamente, detraendo da quella dovuta sul nuovo valore quella già versata nella precedente rideterminazione o chiedendo il rimborso di quella già versata; il rimborso non può eccedere quanto dovuto per la nuova rivalutazione.

Nel caso, oggi molto ricorrente, di un valore rideterminato all’1/1/2014 inferiore a quello indicato nella perizia riferibile alla precedente rivalutazione il contribuente, persona fisica non imprenditore, può evitare di versare le rate ancora pendenti per la vecchia rivalutazione ma, soprattutto, può scomputare dall’imposta dovuta quanto versato in precedenza «fino a concorrenza della stessa» o può versare l’imposta sostitutiva dovuta per la nuova rivalutazione, richiedendo il rimborso di quella precedente, nel limite di quanto dovuto per l’ultima rivalutazione (circ. n. 47/E/2011 e ris. n. 111/E/2010).

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