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Rivalutazione beni in tre tempi

L’imposta sostitutiva per la rivalutazione dei beni di impresa si pagherà in tre tranche e non più in una unica soluzione al 16 giugno. Lo spiraglio per le finanze delle imprese arriva dal sottosegretario al ministero dell’economia Enrico Zanetti che anticipa a ItaliaOggi il via libera dell’esecutivo alla modifica all’articolo 4 comma 11 del decreto legge 66/2014 all’esame delle commissioni bilancio e finanze del senato.

I 600 mln di gettito derivanti dalla misura non dovranno dunque essere versati tutti e subito, ma frazionati al 16 giugno, settembre e dicembre 2014 come prevedeva l’originaria disposizione della legge di stabilità. «La proposta sul tavolo per la modifica al dl Irpef ha incontrato il consenso del governo», spiega Zanetti, «la disposizione ha maltrattato dal punto di vista finanziario le imprese e alla richiesta, anche se è poca cosa, daremo seguito per dare un minimo sollievo finanziario, un segnale in un momento di difficoltà per le aziende. La competenza di cassa», aggiunge il sottosegretario, «non è variata visto che comunque si chiude sul 2014».

Sul capitolo delle modifiche si dovrà attendere però la prossima settimana. Uno dei due relatori al provvedimento, Maria Cecilia Guerra (Pd), è cauta: «È ancora troppo presto per parlarne, c’è un vincolo di bilancio molto stretto e qualunque modifica deve essere accompagnata da adeguata copertura.

Le modifiche poi potranno anche riguardare la riscrittura delle norme, ma è comunque presto per avere delle indicazioni. Il termine per gli emendamenti è martedì e dopo la presentazione delle modifiche da parte dei senatori i relatori valuteranno il da farsi», commenta la relatrice che sull’ipotesi di interventi al cosiddetto quoziente familiare fuga ogni dubbio: «La revisione della tassazione non entra in questo provvedimento, non me lo aspetto nel modo più assoluto». Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, infatti, la struttura e i contenuti dell’articolo 1, che contiene il bonus di 80 euro per i redditi Irpef inferiori a 26.000 euro, non saranno toccati. I tempi dunque si allungano notevolmente per pensionati e partite Iva, categorie rimaste fuori dalla misura. L’esecutivo potrà prendere in mano la questione in sede di legge di stabilità, quando dovrà trasformare la misura degli 80 euro in busta paga da una tantum, come è attualmente, in misura strutturale. Sarà quella infatti la sede per cercare una migliore e maggiore calibratura della misura anche per i carichi famigliari.

Sul punto ieri, il ministro alle infrastrutture e trasporti, Maurizio Lupi ha annunciato un intervento spiegando che «una famiglia con tre figli in cui lavora solo una persona con un reddito di 26.000 euro lordi, poco più di 1.500 netti al mese, non avrebbe nulla, mentre una famiglia senza figli con due persone che guadagnano 24.000 euro a testa avrebbe 160 euro al mese. È evidente la disparità che si crea. Stiamo valutando di alzare il tetto per le famiglie monoreddito a 1.800 euro netti con un figlio, 2.000 con due figli, 2.200 con tre figli. A seconda dei tetti il costo sarà tra gli 80 e i 120 milioni».

Il calendario dei lavori parlamentari sul testo prevede dunque un termine per gli emendamenti fissato a martedì alle ore 14. Lo stesso giorno, in seduta notturna, sono previste le repliche dei relatori e del governo, che chiuderanno la discussione generale. Il via libera in commissione è previsto per il 27 maggio, ma il timing dipenderà dal numero delle proposte di modifica e dal calendario dell’Aula di Palazzo Madama che dovrebbe non prevedere sedute la settimana precedente le elezioni europee. Confermata anche l’assenza di audizioni: chi è interessato però, entro martedì alle 12, può presentare una nota.

Il provvedimento all’inizio del suo percorso parlamentare è inciampato nei rilievi del servizio bilancio del senato. I tecnici di palazzo Madama (si veda ItaliaOggi del 3/5/2014) hanno messo in luce tutta una serie di incongruenze su diversi capitoli del provvedimento. Sulla lotta all’evasione per esempio sono state manifestate perplessità sul carattere «programmatorio» delle disposizioni all’interno di un decreto legge. E sui due miliardi di gettito in più rispetto a quelli del 2013, i tecnici hanno evidenziato che «non è stata fornita alcuna informazione in ordine a eventuali strumenti o a metodologie che si ipotizza di utilizzare per il raggiungimento dell’obiettivo, in aggiunta a quanto già posto in essere dall’amministrazione finanziaria».

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