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Rivalutazione beni d’impresa, basta l’indicazione in Unico

Rivalutazione dei beni di impresa con validità fiscale anche mediante la sola indicazione nel modello Unico. Il mancato versamento dell’imposta sostitutiva potrà essere sanato con il ravvedimento operoso ovvero sarà riscosso mediante iscrizione a ruolo. In ogni caso, a differenza della rivalutazione precedente, la rideterminazione dei valori dei beni esposti nel bilancio 2013 non potrà limitarsi agli aspetti civilistici ma dovrà essere necessariamente anche fiscale. Queste alcune delle indicazioni contenute nella circolare dell’Agenzia delle entrate n. 13 di ieri con la quale l’amministrazione finanziaria riassume e illustra il contenuto delle disposizioni in materia di rivalutazione dei beni di impresa e delle partecipazioni contenute nella legge n. 147 del 2013.

Il nuovo documento di prassi diramato dall’Agenzia, come accennato, riassume e riprende anche i precedenti poiché, evidentemente, il tema delle rivalutazioni è stato più volte analizzato alla luce delle disposizioni di legge che si sono periodicamente ripetute. Un tema sul quale si dibatteva era quello legato alla valenza della rivalutazione (considerando come la stessa deve essere necessariamente anche fiscale) con la mera indicazione nel modello Unico dei valori rivalutati. Sul punto l’Agenzia, confermando la precedente prassi afferma la validità di tale comportamento tenendo presente che, in ogni caso, l’imposta andrà versata mediante ravvedimento o con riscossione. Nell’illustrare criteri e modalità della rivalutazione, l’Agenzia ribadisce la necessità di rispetto del vincolo della categoria omogenea. Infatti, laddove si decida di operare per la rivalutazione, la stessa deve riguardare obbligatoriamente tutti i beni appartenenti alla medesima categoria omogenea, così come individuati dall’articolo 4 del decreto ministeriale n. 162 del 2001. L’inosservanza degli obblighi posti dalla legge e dal decreto di attuazione comporterà il venir meno degli effetti fiscali della rivalutazione. In particolare, nell’eventualità che alcuni beni della categoria omogenea siano illegittimamente esclusi dalla rivalutazione, gli effetti fiscali della stessa rivalutazione vengono meno per tutti gli altri beni appartenenti alla medesima categoria omogenea. In questo caso, però, si potranno impedire gli effetti negativi laddove, anche in sede di accertamento, il contribuente provveda al versamento dell’imposta sostitutiva non versata con riferimento al bene illegittimamente escluso, maggiorata di sanzioni e interessi previsti per legge. In ogni caso, l’assolvimento di tale onere non comporta anche il riconoscimento del maggior valore relativo ai beni esclusi dalla rivalutazione.

Particolare categoria è quella dei beni immateriali in quanto la rivalutazione può essere effettuata distintamente per ciascuno di essi, poiché non è configurabile il raggruppamento per categorie nel senso previsto dalla legge di rivalutazione. Viene confermato come il corrispondente saldo attivo di rivalutazione sia da trattare, ai fini fiscali come una riserva in sospensione di imposta che può essere affrancata. Su questo aspetto, va detto che il legislatore avrebbe potuto risolvere, come già avvenuto in passato, il problema dei «vecchi» fondi attualmente in sospensione, problematica che sta bloccando molte scelte societarie. L’incremento del patrimonio netto, conseguente all’iscrizione del saldo attivo di rivalutazione in contropartita dei maggiori valori attribuiti ai beni, che per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare viene evidenziato in sede di approvazione del bilancio dell’esercizio 2013, assume rilevanza nel bilancio in cui la rivalutazione è effettuata. Sotto questo aspetto, dunque, sarà da valutare l’impatto ai fini Ace. Posto che le imposte sostitutive sono del 16% per i beni ammortizzabili e del 12% per i beni non ammortizzabili, qualche interesse in più potrebbe esservi per la disciplina del riallineamento che consente, come noto, di «chiudere» le eventuali differenze civilistico fiscali sul valore dei beni come, per esempio, derivanti dalla precedente legge di rivalutazione.

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