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Rivalsa Iva solo a erario saldato

di Matteo Mantovani e Benedetto Santacroce

L'Iva corrisposta in sede di accertamento può essere oggetto di rivalsa e al destinatario della fattura è riconosciuto il relativo diritto alla detrazione. L'articolo 93 del Dl 1/2012 (decreto sulle liberalizzazioni) porta certezza in un ambito normativo dai contorni non definiti, atteggiandosi anche a strumento deflattivo del contenzioso. L'intervento rimuove il divieto, dettato dal comma 7 dell'articolo 60 del Dpr 633/72, di rivalersi dell'imposta o della maggiore imposta pagata in conseguenza di accertamento o rettifica nei confronti dei cessionari dei beni o dei committenti dei servizi. Tale disposizione era giustificata da intenti sanzionatori e di ordine pratico, evitando la riapertura a posteriori di rapporti ormai quesiti, il tutto in deroga all'obbligo di rivalsa dell'Iva che, ai sensi dell'articolo 18 del Dpr 633/72, il cedente/prestatore deve esercitare nei confronti del cessionario/committente. Quindi, in applicazione del pregresso comma 7 dell'articolo 60, era inibita la rivalsa dell'Iva scaturita a seguito di una procedura d'accertamento in quanto, spiega la Cassazione (sentenza 6714/96), «l'effettuazione di un'operazione imponibile da parte del soggetto Iva, che fonda il diritto alla rivalsa, non produce tale effetto quando l'operazione sia stata accertata dal Fisco». Il riferimento all'accertamento e alla rettifica, atti amministrativi tipizzati, ha consentito di considerare la mera contestazione di una violazione come non idonea a innescare il divieto di rivalsa (circolare 43/86).
La norma, tuttavia, ha sempre destato perplessità in quanto assimilabile a una sanzione impropria e suscettibile di violare la neutralità del tributo: l'Iva accertata lasciava inciso un soggetto passivo per il quale l'imposta non dovrebbe costituire un onere. Di qui la procedura di infrazione Ue avviata nei confronti dell'Italia a novembre 2011. In quest'ottica, l'intervento chiude la questione restituendo coerenza al sistema. Tuttavia, l'esercizio della rivalsa e della connessa detrazione sono subordinati a vincoli ben precisi tesi a garantire l'integrità del gettito Iva. Dal lato del contribuente accertato l'addebito "a valle" della (maggiore) imposta presuppone il preventivo pagamento della stessa nonché delle sanzioni e degli interessi. Ciò implica che in caso di riscossione frazionata per via della proposizione di ricorso in commissione tributaria la rivalsa non può essere effettuata, ovvero va rimandata al totale soddisfacimento della richiesta dell'amministrazione.
Per il destinatario della rivalsa (cessionario o acquirente) la detrazione è condizionata al fatto che il cedente abbia effettivamente pagato l'Iva e non al semplice ricevimento della fattura. In questo modo è garantito sia il ristoro dell'Erario che il rispetto della neutralità del sistema. D'altra parte, per scongiurare la perenzione della detrazione, è previsto che l'esercizio di questo diritto possa avvenire entro la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello della corresponsione dell'imposta addebitata in rivalsa dal cedente/prestatore.
In sostanza, per il soggetto accertato la rivalsa richiede il pagamento integrale di imposta, sanzioni e interessi. In modo speculare, per il destinatario della rivalsa la detrazione è possibile a seguito del versamento dell'Iva da parte del cedente/prestatore e il termine (biennale) per la detrazione decorre dall'esecuzione del pagamento in questione.
La norma comporta la necessità di rivedere l'approccio del contribuente agli accertamenti Iva. Fatte le dovute valutazioni sulla solvibilità della controparte tenuta a pagare l'Iva, potrebbe risultare non conveniente instaurare un contenzioso quando è possibile addebitare in rivalsa l'imposta chiesta a recupero. Con il pagamento delle sole sanzioni definite a un terzo del minimo edittale e degli interessi di legge sarebbe possibile evitare la via litigiosa che anche in caso di vittoria impone sempre dei costi. Le modifiche andrebbero estese al settore doganale dove l'Iva accertata al l'importazione è detraibile (risoluzione 228/2007), ma il termine per l'esercizio del diritto decorre dall'accettazione della bolletta doganale e non dal pagamento della maggiore imposta, sicché se l'accertamento interviene oltre il termine biennale l'Iva risulta indetraibile.

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