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Per ritrasmettere in cloud si paga il diritto d’autore

Non scatta l’eccezione per copia privata se una società fornisce un servizio di registrazione online, sul cloud, di emissioni televisive, accessibili gratuitamente per via terrestre nel territorio dello Stato membro interessato, ma non dagli utenti che accedono al servizio attraverso la “nuvola”.
È l’A vvocato generale della Corte Ue, Szpunar, a stabilirlo nelle conclusioni di ieri nella causa C-265/16. Nel segno del rafforzamento della tutela del diritto d’autore, l’Avvocato generale ha anche chiarito che gli Stati membri non possono classificare come «eccezione di copia privata» l’attività di ritrasmissione di un’opera attraverso il cloud se il pubblico di destinazione è diverso e se manca il consenso del titolare del diritto d’autore.
A sollevare la questione pregiudiziale a Lussemburgo è stato il Tribunale di Torino. Una società inglese aveva fornito ai propri utenti un sistema di registrazione su cloud di trasmissioni accessibili per via terrestre gratuitamente. In questo modo, l’utente, attraverso l’emissione nel sito internet della società inglese, poteva indicare una fascia oraria o una trasmissione, poi registrata dalla società. Quest’ultima sostiene di non dover versare alcun diritto di autore perché applicabile l’eccezione di copia privata. Di diverso avviso l’Avvocato generale che ha fornito la sua interpretazione, non vincolante ma in genere seguita dalla Corte, sulla direttiva 2001/29/Ce sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società di informazione, recepita in Italia con Dlgs n. 68/2003.
Prima di tutto Szupnar ha precisato che l’eccezione di copia privata è applicabile solo se la riproduzione è effettuata da una persona fisica per uso privato, senza alcun interesse commerciale. È evidente – osserva l’Avvocato generale – che per memorizzare sul cloud è richiesto l’intervento di un terzo, ma questo non impedisce l’applicazione dell’eccezione se «è l’utente ad assumere l’iniziativa della riproduzione». Nessun ostacolo, quindi, alla trasposizione dell’eccezione di copia privata anche se è utilizzato il cloud, a patto che sia la persona fisica a prendere l’iniziativa della riproduzione e a stabilire l’oggetto e le modalità, senza fini commerciali. Però, se la società, in pratica, seppure con il cloud, procede a ritrasmettere un segnale televisivo a utenti differenti, è necessaria l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore. In modo analogo, d’altra parte, alla ritrasmissione del segnale televisivo da parte del gestore di un albergo verso le camere.
In entrambi i casi – precisa Szupnar – si tratta di una comunicazione al pubblico che è diverso rispetto da quello previsto nella trasmissione originaria. Non solo. La società «è innegabilmente un organismo differente dagli organismi televisivi all’origine delle emissioni» ed effettua il servizio anche a scopo di lucro. Di conseguenza, la messa a disposizione delle emissioni televisive da parte della società inglese nel contesto di un sistema di registrazione attraverso la “nuvola” è una violazione del diritto d’autore se l’attività avviene senza l’autorizzazione del titolare del diritto.

Marina Castellaneta

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