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Ritorno in Borsa tra salute e hi-tech

Un coro senza stonature. Centri studi, operatori, asset manager e gestori di fondi comuni una volta tanto sembrano unanimi: il 2013 potrebbe essere l’anno della riscoperta degli attivi di rischio. Nella rilevazione Morningstar di gennaio questa convinzione è già ben visibile: i gestori partecipanti si dichiarano ottimisti circa l’andamento delle Borse nei prossimi sei mesi e disposti a incrementare la quota di equity nei portafogli bilanciati. Guardando verso i mercati europei, ritenuti più attraenti di quelli Usa. Una controprova significativa si trova in un sondaggio realizzato da Axa Im tra alcuni grandi investitori istituzionali. «Alla domanda “siete in modalità risk on o risk off?” – racconta Eric Chaney, responsabile dell’ufficio studi – la schiacciante maggioranza (il 78,3%) si è espresso a favore del rischio, posizione condivisa dal team research and investment strategy di Axa Im».
Ottimismo della volontà, magari non privo di qualche ragione commerciale? Il sospetto viene ed è possibile che l’effetto di questo fattore si faccia sentire: convincere i risparmiatori a tornare in Borsa (e non è impresa facile) significa vendere più prodotti azionari e incassare commissioni più pingui, con i conseguenti benefici per bilanci e bonus di fine anno.
I retropensieri non esauriscono però la questione. In effetti l’indicazione degli esperti poggia su basi piuttosto solide, a partire naturalmente dalle politiche seguite dalle principali Banche centrali e da un lento ma progressivo miglioramento delle condizioni economiche.
Mantenendo il livello dei tassi vicino a zero, oltre ad allontanare i rischi sistemici, le Autorità monetarie praticano una crescente pressione perché gli investitori escano dai parcheggi di liquidità, visto che ormai sempre più spesso i rendimenti reali (cioè al netto dell’inflazione) risultano negativi, e mettano a frutto i capitali in modo più produttivo. In altre parole, visto che il prezzo della sicurezza sta diventando sempre più alto, è lecito aspettarsi un gigantesco switch non appena i segnali di risveglio delle Borse verranno confermati? «Credo che l’elemento determinante sia proprio la grande massa di denaro parcheggiato in quelli che sono considerati asset sicuri – risponde David Herro, chief investment officer di Harris Associates – contro la minima quantità di risorse impiegata in azioni. A un certo punto assisteremo allo spostamento di una rilevante massa di denaro, che porterà grandi benefici ai listini».
Ma in un mare magnum azionario che ha fatto della selettività una caratteristica permanente, dove trovare l’opportunità migliore? I listini del Vecchio continente in queste settimane riscuotono molti consensi. «Le azioni europee – precisa Alan Mudie, chief investment officer di Union Bancaire Privée – hanno valutazioni tuttora interessanti, soprattutto nell’ipotesi di un intervento più aggressivo da parte della Bce e di un ritorno alla fiducia. Vanno preferite le società che pagano dividendi elevati e in aumento. Si tratta soprattutto delle grandi capitalizzazioni, che operano in segmenti di mercato con barriere di accesso, hanno bilanci solidi e cash flow regolari».
È un primo passo avanti per capire dove rivolgere l’attenzione. Ma a questo ne segue subito un secondo, che modera gli entusiasmi introducendo un caveat sotto le sembianze di elevata volatilità. «Il ritorno dei timori per i rischi sistemici in Europa – interviene Anton Oberhofer, portfolio manager di Swiss & Global asset management – metterà alla prova gli investitori». Ciò tuttavia non esclude il mantenimento di una posizione sovrappeso sulle azioni: «Tra i settori – puntualizza ancora Oberhofer – privilegiamo beni di prima necessità, salute e informatica».
Un’impostazione favorevole ai mercati azionari caratterizza anche l’Outlook 2013 di Raiffeisen capital management, che conferma la maggiore attenzione per Europa e Paesi emergenti rispetto agli Usa. «Le performance superiori alla media delle azioni Usa degli ultimi anni – osserva Gerhard Aigner, managing director per la gestione dei fondi Raiffeisen – potrebbero non continuare nel prossimo futuro. I titoli Usa sono sempre più soggetti a delusioni e perdite di prezzo». Aigner guarda invece con interesse alle Borse dei Paesi in via di sviluppo: «Ci sono segnali – spiega – che il 2013 sarà un anno positivo per la maggior parte di questi mercati. Sarà interessante vedere se le azioni cinesi riusciranno finalmente a realizzare un’inversione tornando a salire, considerando che la Cina è stata a lungo uno dei mercati emergenti più deboli».
Tuttavia, anche per quanto riguarda gli Stati Uniti non mancano voci fuori dal coro. Indicazioni favorevoli arrivano, per esempio, da Ignis asset management: «A parte le questioni fiscali – conclude Terry Ewing, responsabile azionario Usa – ci sono molte ragioni per essere positivi. Le società oggi approfittano del costo incredibilmente basso del debito e stanno inoltre beneficiando di bilanci forti e del più alto livello di cash flow nella storia degli Usa». Ewing azzarda anche una lista dei titoli più interessanti (da valutare con le solite prudenze) e non mancano le sorprese. Si tratta infatti di società poco note al grande pubblico: AutoNation (il più grande concessionario degli Usa), Calpine (maggior produttore di elettricità), Lennar (terzo costruttore edile), Fluor (progettazione), Comerica (grande banca regionale), Lennox (impianti di condizionamento), Trinity Industries (produttore di vagoni merci), Be Aerospace (fornitore di componenti aerospaziali), Crown Castle (torri per telefonia mobile) e HollyFrontier (raffinatore petrolifero).

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