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Il ritorno al futuro di Alitalia una newco con dentro lo Stato

Per Alitalia si avvicina l’ora di una trattativa in esclusiva con Lufthansa che potrebbe partire entro febbraio, secondo il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda. Un dialogo complesso che da oggi si arricchisce di una possibile alternativa alla vendita tout court della ex compagnia di bandiera. Tra le ipotesi che iniziano a farsi largo, prende quota quella di un “ritorno al futuro”, con lo Stato ben piantato nella nuova società.
L’idea è quella di una newco che contenga al suo interno l’acquirente (Lufthansa resta la favorita) e una presenza non simbolica del ministero dell’Economia attraverso una delle sue controllate. Un percorso simile a quello dell’Ilva, con Cassa depositi e prestiti coinvolta nei panni di investitore. Un’arma in più visto che nel caso di Alitalia, il ministero avrebbe un cane da guardia pronto a stoppare eventuali fughe in avanti del socio industriale.
Il timore, sottolineato più volte dal ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, è infatti quello di un progressivo smarcamento di Lufthansa dai nostri scali, a favore dei collegamenti intercontinentali dalla Germania. Un film già visto ai tempi dell’alleanza con Air France- Klm.
Questa mossa porterebbe due vantaggi. Il primo: un controllo costante sulle strategie dei partner. Inoltre il rientro in gioco dello Stato potrebbe portare nelle casse pubbliche denaro fresco in caso di successo dell’operazione rilancio. Sulla strada della trattativa in esclusiva restano comunque delle grandi distanze da colmare e sarà il prossimo governo a mettere la parola fine alla vendita.
A oggi, degli 11.500 dipendenti presenti in azienda, Lufthansa sarebbe disposta a prenderne in carico tra i 5.500 e 6.000 anche se ieri ha ufficialmente annunciato un mega piano di assunzioni ( in Germania) da 8.000 persone. Al netto del settore bagagli, in cui lavorano 3.500 unità, oggi Alitalia ha circa 8.000 lavoratori. Sistemati quelli della manutenzione – che dovrebbero passare al colosso Lufthansa Technik – resterebbero fuori dalla nuova società circa mille impiegati. Le distanze vanno quindi colmate non con del denaro, bensì con forti investimenti. La discussione tra commissari e manager tedeschi ha anche altri fronti caldi: come i numeri relativi alla flotta che oggi conta circa 120 aerei, ma che domani con Lufthansa, potrebbe scendere a 90.
In ogni caso il possibile ingresso dello Stato resta una delle ipotesi che all’interno dell’azienda trova grande supporto: dipendenti e sindacati sono pronti a discuterne. I piloti dell’Anp, ad esempio, chiedono «un matrimonio con Lufthansa e non una vendita » . Sulla stessa lunghezza d’onda le altre sigle che hanno anche un’altra grana da affrontare: Ryanair oggi incontrerà a Roma l’Anpac, che rappresenta una parte dei piloti. Restano invece fuori dal dialogo, nonostante le proteste di Natale, gli altri sindacati. Per questo Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno chiesto a Milano l’intervento dei giudici per comportamento antisindacale della compagnia irlandese.

Lucio Cillis

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