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Rito tributario, attestazioni doc

Nel giudizio tributario sia l’invio di un plico che il suo ricevimento, non possono essere legittimamente attestati allegando una interrogazione postale che rimane un atto privo di valenza probatoria. Il timbro postale a datario apposto sulla ricevuta dell’elenco delle raccomandate spedite, costituisce, infatti, l’unico sistema legittimo di dimostrazione dell’invio del plico. Lo ha stabilito la quinta sezione civile della Cassazione nell’ordinanza n.23177/2021 depositata in cancelleria venerdì (20 agosto) scorso. La vertenza riguarda l’impugnazione di una cartella di pagamento di cui si contestava la regolarità della notifica dell’appello che il contribuente riteneva tardivo. Poiché il timbro postale apposto non era ben leggibile, il contribuente ha prodotto una interrogazione postale da cui risultava una data differente da quella desumibile dallo stesso timbro postale. La Commissione tributaria regionale della Toscana aveva dichiarato l’appello improcedibile. La Cassazione ha ribaltato la decisione dei giudici di merito toscani, stabilendo che il documento su cui è apposto il timbro postale a datario, è l’unico atto del caso avente natura pubblica fidefaciente; la Corte aggiunge che in ogni caso, è esclusa la possibilità di ricorrere a documenti equipollenti, quali, ad esempio, registri o archivi informatici dell’amministrazione finanziaria o attestazioni dell’ufficio postale. Precedentemente, lo stesso collegio di legittimità aveva detto che, anche la corretta notifica di un atto deve essere provata non oltre l’udienza di discussione, con la produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso (Cassazione n.15988/2021). Concludendo, questa prova non può essere surrogata dal deposito dalla stampa di una pagina del servizio on line dell’amministrazione postale (la quale attesti l’avvenuta consegna o il ricevimento della raccomandata) poiché solo il timbro postale fa fede ai fini della regolarità della notificazione. Accogliendo il ricorso la Cassazione ha rinviato, anche per le spese di lite, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Toscana.https://a3a4531bf6df3577a29627152d5c1094.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-38/html/container.html

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