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Rito sommario a raggio variabile

La riforma del lavoro ha introdotto un rito sommario per le cause di licenziamento che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe ridurre la durata delle controversie di lavoro. In questa prima fase applicativa questo effetto ancora non si è ancora verificato ma, piuttosto, il nuovo rito ha contribuito ad aumentare la sensazione di grande incertezza applicativa che accompagna tutta la normativa lavoristica del nostro paese.
Questa sensazione è agevolata dalle differenti interpretazioni che stanno emergendo rispetto alcuni aspetti molti rilevanti della nuova procedura. La prima, e più importante, questione riguarda l’individuazione di quali controversie rientrano nel rito sommario. La legge assegna al rito tutti i licenziamenti rientranti nel campo dell’articolo 18 e le cause aventi a oggetto la qualificazione del rapporto di lavoro.
Rispetto alla prima ipotesi, il tema più controverso riguarda la sorte del giudizio, qualora emerga che il datore di lavoro non ha più di 15 dipendenti. Secondo alcune sedi giudiziarie, la domanda diventerebbe inammissibile, con conversione del rito sommario in rito ordinario (così il Tribunale di Milano), secondo altre si applicherebbe comunque il rito sommario (in questo senso si è espresso il Tribunale di Padova) secondo altre ancora, la domanda sarebbe inammissibile senza conversione del rito (Tribunale di Monza).
Un altro problema riguarda l’esatta individuazione delle controversie che rientrano nel rito speciale in quanto hanno per oggetto la “qualificazione del rapporto”. Secondo una pronuncia del Tribunale di Milano, non rientrano in questa definizione le controversie per le quali si chiede la costituzione del rapporto di lavoro alle dipendenze di un soggetto diverso da quello che formalmente è datore di lavoro (per esempio appalto, somministrazione); rientrano invece nella nozione (e quindi nel nuovo rito) le controversie nelle quali le parti del rapporto coincidono con quelle della controversia (per esempio causa avente a oggetto la trasformazione in lavoro subordinato di un contratto autonomo). Questa lettura sembra tuttavia poco condivisa in altre sedi, che stanno portando avanti contenziosi di questo tipo senza eccepire la loro inammissibilità.
Altra questione dibattuta concerne l’applicabilità del nuovo articolo 18 nelle cause promosse dopo la riforma, ma aventi a oggetto licenziamenti intimati prima di tale momento. In questo caso, l’indirizzo che sembra emergere con netta prevalenza in alcune sedi (come il Tribunale di Roma) è quello per cui il rito sommario si applica a tutte le controversie promosse dal 18 luglio, a prescindere dalla data di licenziamento, mentre il regime contenuto nel nuovo articolo 18 si applica solo per i licenziamenti intimati dopo tale data. Infine, alcuni tribunali hanno qualificato come “facoltativo” il nuovo rito (Firenze) e altri hanno escluso che possa ancora utilizzarsi il ricorso ex articolo 700 (Monza, mentre Bari è di parere opposto).

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