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Rito immediato? No processo breve

di Franco Adriano
Doveva essere il giorno del rito immediato invece è stato quello del processo breve. Se, infatti, la procura di Milano in merito al caso Ruby si prende qualche giorno ancora per mandare a processo Silvio Berlusconi, lo stesso premier invece accelera sulla riforma del processo breve. Presso la commissione Giustizia della Camera è arrivata la lettera del capogruppo Pdl, Enrico Costa, con cui si chiede la calendarizzazione del provvedimento, già entro questa settimana.

Resterà invariato il testo che giace da oltre un anno nella commissione presieduta da Giulia Bongiorno? Costa ha lasciato intendere, ieri, che potrebbero esserci delle proposte emendative in modo da riportare gli orologi a prima della trattativa degli emissari Bongiorno-Niccolò Ghedini, nell'ambito del lunghissimo braccio di ferro fra Berlusconi ed il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Oggi, il premier ritiene di avere le mani maggiormente libere. Il vice-presidente del Csm, Michele Vietti, in serata ha messo le mani avanti: «Abbiamo già detto quanto fosse devastante con la vecchia versione se le cose cambieranno vedremo», ha affermato, «l'importante è che il processo divenga più breve ma che resti processo, che produca cioé una decisione». Per quanto riguarda la vicenda Ruby, intanto, all'indomani delle proteste del Popolo viola ad Arcore e due giorni dopo la richiesta di dimissioni dei diecimila del Palasharp di Milano, il capo della procura, Edmondo Bruti Liberati, ieri ha preso tempo: «Ci sono questioni di diritto e problemi di fotocopiatura di atti», ha detto, «ci vedremo nei prossimi giorni, daremo una comunicazione ufficiale nel momento in cui avremo deciso esattamente cosa fare». Intanto, dopo che il leader radicale Marco Pannella ha ammesso di trattare con Berlusconi per un sostegno algoverno: «Noi dialoghiamo, certo», ha detto l'anziano leader, «ci siamo già visti due volte con il Cavaliere, ci rivedremo in settimana, possiamo trovare un'intesa. Trattiamo, vediamo cosa ci offre», c'è stata la dura presa di posizione dell'ex commissario Ue, Emma Bonino: «Rispetto a lui ho meno fiducia: Berlusconi non mi pare più in grado di gestire alcunché politicamente parlando». Al centro della trattativa ci sarebbe proprio il tema della riforma della giustizia.

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