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Rito Fornero, Milano ricusa il giudice che non si astiene

Nel nuovo rito Fornero, il giudice della fase di opposizione non può essere lo stesso che ha deciso la fase sommaria. Lo afferma il Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, con una decisione dell’11 luglio scorso, a pochi giorni di distanza da una pronuncia di segno opposto di un’altra sezione (riportata sul Sole 24 ore del 20 luglio scorso). A sostegno della propria decisione il Tribunale richiama una sentenza della Corte costituzionale (n. 387/1999) in tema di procedimento ex articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, che presenta, secondo il Tribunale, una struttura “bifasica” del tutto sovrapponibile a quella del rito Fornero per l’impugnazione dei licenziamenti.
La Consulta aveva stabilito, sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’articolo 51, primo comma n.4 del codice di procedura civile, l’obbligo di astensione del giudice della fase sommaria che fosse designato anche quale giudice della fase di opposizione, a nulla rilevando che entrambe le fasi si svolgano avanti il Tribunale. Ciò che conta, secondo il ragionamento della Corte, applicabile per il Tribunale anche al rito Fornero, è la natura impugnatoria della fase di opposizione, che si risolve in sostanza in una rivisitazione del medesimo oggetto della controversia. Affidare allo stesso giudice la fase di opposizione costituirebbe una lesione del principio costituzionale di terzietà/imparzialità del giudice dell’impugnazione, posto a garanzia del giusto processo (articolo 111 della Costituzione). La Corte costituzionale ha, del resto, affermato i medesimi principi in una successiva decisione (sentenza n. 460/2005), a proposito dell’opposizione alla sentenza dichiarativa del fallimento. Pertanto, secondo la decisione del Tribunale di Milano, la fase di opposizione del rito Fornero è «necessariamente da affidare alla cognizione di un giudice diverso, quale persona fisica, da quello che ha deciso la prima fase, con conseguente obbligo di astensione di quest’ultimo ai sensi dell’articolo 51 primo comma n. 4 del codice di procedura civile, laddove egli venga designato anche per la seconda fase del procedimento».
Non essendosi il giudice nel caso di specie astenuto, il Tribunale ha provveduto a sostituirlo, in accoglimento dell’istanza di ricusazione proposta da una delle parti. Una posizione che si pone in netta contrapposizione con le disposizioni emanate dal Presidente della sezione lavoro del medesimo Tribunale di Milano che, a differenza di quanto accade in altre sedi giudiziarie, programmaticamente assegna i giudizi di opposizione proprio al giudice che ha deciso la prima fase del procedimento. Il che potrebbe mettere a rischio le sentenze rese nei giudizi di opposizione, posto che la violazione dell’obbligo di astensione è idonea a rendere nulla la sentenza per vizio di costituzione del giudice, purché sia tempestivamente proposta la ricusazione. Un segnale in tal senso c’è già stato: una recente sentenza della Corte d’appello di Milano (n. 643/2013) ha affermato di condividere, con riferimento all’opposizione nel rito Fornero, il richiamo ai principi espressi dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 387/99, pur non facendone applicazione nel caso di specie in quanto non era stata proposta la ricusazione.

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