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Rito del lavoro sui verbali

di Giampiero Falasca

Con la circolare 28 emanata ieri il ministero del Lavoro fornisce le prime interpretazioni sulle innovazioni processuali in materia di lavoro contenute nel decreto legislativo 150/2011. Con il decreto è stato completato il progetto di semplificazione dei riti civili, avviato dalla legge 69/2009, con la quale tutti i procedimenti giudiziari civili sono stati ricondotti a tre sole tipologie: il rito ordinario di cognizione, il rito di lavoro e il rito sommario di cognizione.

Il decreto legislativo 150/2011, attuando tali norme, colloca dentro il rito del lavoro i giudizi di opposizione ad ordinanza ingiunzione, se relative a violazioni in materia di lavoro; questi giudizi, quindi, cessano di essere disciplinati dalla legge 689/1981 sul procedimento amministrativo.

La novità si applica a tutti i giudizi instaurati dopo l'entrata in vigore del decreto, quindi a partire 6 ottobre 2011. Da questa data, il giudizio di opposizione sarà regolato dalle norme del processo del lavoro, e dall'articolo 6 del dlgs 150/2011. La nuova disciplina è informata ad alcuni principi giurisprudenziali che sono ricordati nella circolare: il vincolo del giudice ad attenersi alle domande delle parti, e l'impossibilità di rilevare d'ufficio casi diversi dall'inesistenza o dalla nullità assoluta dell'atto. Per quanto riguarda la fase introduttiva del giudizio, restano confermate le regole sulle competenza del giudice, le eventuali eccezioni di incompetenza vanno proposte a pena di decadenza nella comparsa di risposta, salva la possibilità del giudice di rilevarla d'ufficio non oltre l'udienza di discussione.

Non cambiano i termini per proporre il ricorso, in quanto l'articolo 6 ribadisce la regola precedente, chi fissava tale termine in 30 giorni dalla data di notificazione dell'ordinanza (i giorni diventano 60 per i residenti all'estero). Una novità riguarda invece la forma di presentazione del ricorso: viene ammessa la possibilità di presentarlo a mezzo posta. La riforma modifica i termini di comparizione; non si applica più la regola secondo cui tra il giorno della notificazione e l'udienza di comparizione devono obbligatoriamente intercorrere 90 giorni, ma si applica un nuovo e più breve termine di 30 giorni (tipico del rito del lavoro). Questa innovazione costringerà le pubbliche amministrazioni chiamate a difendersi a essere più rapide nella scrittura degli atti. In merito alla costituzione in giudizio, la circolare ricorda che le amministrazioni possono essere difese da un funzionario, la cui procura è sottratta alle formalità della procura alle liti rilasciata a un legale, ma devono comunque depositare un fascicolo di parte.

Cambia anche la procedura di sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato. La sospensione, secondo la nuova disciplina, può essere concessa dal giudice – con ordinanza non impugnabile – nei soli casi in cui sia stata espressamente richiesta dall'opponente, e solo dopo aver sentito le parti; inoltre, la sospensione deve essere motivata dall'esistenza di «gravi e circostanziate ragioni», di cui il giudice deve dare esplicitamente conto nella motivazione del provvedimento con cui la concede. Le uniche eccezioni a questa regola riguardano il rischio di grave e irrseparabile danno le ragioni dell'opponente.

Con la riforma entra in vigore il regime di decadenze del processo del lavoro, e quindi nella memoria difensiva (da depositare almeno 10 giorni prima dell'udienza), a pena di decadenza, devono essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio, le difese in fatto e in diritto, e devono essere indicati i mezzi di prova, oltre ai documenti che si depositano.

Da ultimo la circolare ricorda che in materia di crediti derivanti da sanzioni amministrative non è possibile procedere ad atti transattivi, non potendo la sanzione amministrativa, nel suo complesso, formare oggetto di tali accordi; essa costituisce un credito dello Stato e, in quanto, tale, è sottratto alla disponibilità delle parti.

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