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Rito amministrativo più veloce

A poco meno di due anni dall’entrata in vigore (16 settembre 2010) e dopo alcuni interventi di lifting, per il nuovo processo amministrativo è l’ora dei primi adeguamenti strutturali. Nel Consiglio dei ministri di domani dovrebbe infatti entrare lo schema di decreto legislativo delle «Disposizioni correttive e integrative» al Dlgs 104/2010 di riforma del processo amministrativo.
Se è vero che il Codice del processo ha contribuito a ridurre i tempi di una giurisdizione “critica”, nei primi 22 mesi di applicazione ha anche aperto il varco ad alcuni interventi orientativi della Consulta e alla necessità di armonizzare varie disposizioni per completarne l’impianto.
Competenza territoriale, misure cautelari, azione risarcitoria verso la Pa, ricorsi in materia elettorale – passando tutti per i nuovi pilastri di «chiarezza» e «semplicità» degli atti – sono i cardini dell’intervento delegato del Governo.
La competenza territoriale era già stata resa sempre e necessariamente inderogabile (articolo 13), ma lasciando aperto il vulnus della mancanza di preclusione temporale per la rilevazione del vizio di incompetenza, con il rischio che avvenisse addirittura a conclusione del giudizio di merito. Da qui la “nuova” possibilità di richiedere, anche per quei ricorsi privi di richiesta di misure cautelari, una verifica della competenza, che viene effettuata in una udienza in camera di consiglio dedicata. Rimane comunque ferma la possibilità di rilevare la incompetenza in sede decisoria di merito, visto il suo carattere inderogabile.
Il difetto di competenza ora è sempre rilevabile d’ufficio, principio innovativo che superava il precedente regime della derogabilità della competenza territoriale; dall’altro lato, la norma cerca di evitare l’eccessiva durata dei processi nei casi in cui il vizio venga per la prima volta esaminato nella fase conclusiva del processo. L’articolo novellato stabilisce pertanto che il difetto di competenza è rilevato d’ufficio finché la causa non è decisa in primo grado. In ogni caso il giudice decide sulla competenza prima di provvedere sulla domanda cautelare.
Modifiche in corsa anche per l’azione risarcitoria verso la Pa, a cominciare dall’ampliamento del termine per la proposizione dell’azione “autonoma” o “diretta” di condanna dell’amministrazione al risarcimento del danno. Il termine diventa ora di un anno, cioè otto mesi più lungo del precedente, che decadeva dopo 120 giorni. L’ampliamento temporale è stato però “compensato”, in un certo senso, dall’abolizione della possibilità di proporre la domanda di risarcimento del danno anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza che contiene la pronuncia di annullamento dell’atto impugnato.
Quanto ai principi di semplicità, chiarezza e sinteticità degli atti processuali, già contemplati dal Codice (articolo 3, comma 2), l’intervento è mirato a renderli davvero effettivi, sanzionando in sede di caricamento delle spese processuali i comportamenti non adeguati delle parti in causa. Stessa valutazione e stesse conseguenze debuttano il relazione al principio della specificità dei motivi su cui si fonda il ricorso (articolo 40 del Codice).
Infine, il decreto legislativo che domani dovrebbe approdare al Cdm amplia, in materia di contenzioso relativo alle operazioni elettorali, le ipotesi in cui i provvedimenti relativi al procedimento elettorale preparatorio sono immediatamente impugnabili in conformità al principio di effettività della tutela giurisdizionale e soprattutto in attuazione della sentenza della Corte costituzionale numero 236 del 5 luglio 2010.

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