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“Ritirate i soldi da quelle filiali” Scelta shock di un giudice reggiano

A parole non vuole creare “allarmismi” ma di fatto ha già scatenato la polemica. Con una decisione eclatante il giudice del Tribunale Fallimentare di Reggio Emilia, Luciano Varotti, ha “consigliato” ai curatori che amministrano i patrimoni dei procedimenti di cui si occupa la sua sezione di chiudere i conti e ritirare tutti i depositi custoditi nelle filiali Monte Paschi di del capoluogo emiliano.
L’iniziativa è stata motivata dal magistrato con la necessità di tutelare chi vanta crediti su alcuni fallimenti di aziende alle quali sono stati sequestrati patrimoni per 5 milioni e 800 mila euro. L’allarme è arrivato anche ai vertici del Monte Paschi che vedono nell’iniziativa di Reggio Emilia un pericoloso precedente: la decisione del magistrato potrebbe “contagiare” altri giudici fallimentari e creare preoccupazione tra le migliaia di correntisti in tutta Italia.
«Non ho informazioni particolari sull’inchiesta Monte del Paschi — spiega Varotti — ma, per dovere, per precauzione e perché amministro soldi sequestrati mi sono deciso a inviare una comunicazione a tutti i curatori fallimentari della Provincia di Reggio Emilia affinché ritirino tutti i depositi e chiudano tutti i conti nelle filiali».
Luciano Varotti sottolinea che lui ha non i poteri per fare estinguere conti correnti e depositi ma ha «l’obbligo di sorveglianza sui patrimoni». E aggiunge: «La legge mi dà la facoltà di tutelare e gestire soldi di persone in difficoltà (fallite, ndr) per questo ho inviato una comunicazione a tutti i curatori fallimentari».
Il “consiglio” del giudice reggiano è stato subito eseguito dai curatori: «Hanno aderito quasi tutti i curatori e su 5 milioni e 800 mila euro che erano nelle filiali del Monte Paschi della provincia, 5 milioni sono stati già trasferiti in altri istituti di credito».
Una iniziativa “prudenziale” quella del giudice Varotti che tiene però a precisare: «Sono convinto che il Monte Paschi continuerà la sua attività e la sua affidabilità non è in discussione». E aggiunge: «Se per caso dovessero nascere dei problemi e non riuscissimo a rientrare nelle somme depositate o le ricevessimo nel giro di qualche mese questo mi creerebbe delle difficoltà. Io sarei chiamato a risponderne in caso ci fossero ispezioni del ministero di Grazia e Giustizia. La mia è stata una iniziativa di massima cautela».

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