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Ritardi di pagamento al minimo

«Per quanto riguarda protesti e abitudini di pagamento la situazione degli ultimi dodici mesi è nettamente migliorata». Questa la premessa di Gianandrea De Bernardis, ad di Cerved Group, scorrendo i dati dell’ultimo Osservatorio aggiornato al terzo trimestre del 2015. I numeri parlano chiaro: rispetto al periodo più acuto della crisi i pagamenti tra le imprese hanno imboccato una via virtuosa riuscendo a fare un salto nel passato ritornando ai livelli del 2012.
Nella seconda parte del 2015 – evidenzia l’analisi dei dati dell’archivio protesti e di Payline, il database di Cerved sulle abitudini di pagamento di quasi 3 milioni di aziende italiane – le fatture sono state liquidate con meno difficoltà, secondo un trend che coinvolge tutti i settori e le aree del territorio. Inoltre lo stock dei casi di grave ritardo è ai minimi dal 2012. Il saldo arriva in media a 76 giorni, quasi due giorni in meno del 2014, con un calo del ritardo che è di poco superiore alle due settimane, al minimo da tre anni. In flessione anche la casistica dei gravi ritardi, quelli oltre i due mesi, che nel terzo trimestre del 2015 sono stati pari al 6,6 per cento. «Questo miglioramento si deve in parte al miglioramento della congiuntura, in parte all’uscita dal mercato delle imprese più deboli – aggiunge l’ad di Cerved -. Inoltre le imprese sono diventate sempre più attente nel concedere affidamenti».
Dello stesso parere Eugenio Eger, al vertice della Favini, impresa medio-grande leader nel packaging, nell’editoria di lusso e nei supporti cartacei usati per produrre l’ecopelle. «Rispetto a cinque anni fa il portafoglio clienti e la qualità del credito sono migliorati e con essi l’affidabilità – commenta -. Siamo così riusciti a ridurre i casi di ritardi e mancati pagamenti». Dello stesso parere Emiliano Baldi, ad della Baldi, Pmi marchigiana che vende food al mondo della ristorazione, che aggiunge: «per evitare situazioni problematiche ci siamo strutturati per gestire il credito come una banca, con un aggravio dei costi vicino all’1% del fatturato, ma riusciamo a ridurre gli insoluti che spesso sono l’anticamera del default del cliente». Un investimento preventivo che permette di evitare maggiori oneri. Cauto Umberto Pengo, amministratore delegato della Pengo, azienda del Nord-Est specializzata nella distribuzione di accessori per la casa, con una clientala frammentata in tutt’Italia che spazia dalle catene della Gdo ai negozi di prossimità: «Per noi la situazione è stabile e non vediamo indizi di un miglioramento» dice.
Continua anche a diminuire in numero delle società protestate: nel terzo trimestre del 2015 sono state 13.200, un quinto in meno rispetto all’anno precedente e sotto quota 15mila, che rappresentavano la media nel 2007. «Anche i protesti delle imprese di costruzione per la prima volta sono calati al di sotto dei livelli precrisi – rimarca De Bernardis -. È l’effetto di un migliorato clima economico, come testimoniato anche dal calo delle liquidazioni volontarie delle aziende».
Arretrano, con cali a due cifre, i protesti in tutti i settori del manifatturiero e dei servizi. Fanno eccezione il sistema moda (-2,5%), i prodotti intermedi (-4,5%) e il largo consumo (-8%). Il ritorno della solvibilità è un fenomeno che interessa tutti i comparti e le regioni. Certo le attività nel Mezzogiorno fanno più fatica ad avvicinarsi ai livelli precrisi.
Per quanto riguarda le condizioni concordate tra le aziende, la formula più utilizzata è quella dei 60 giorni. Dall’analisi per classe dimensionale, secondo i dati Payline, emerge anche un incremento della puntualità delle microimprese e le Pmi, tradizionale anello debole della filiera della fornitura. I tempi medi si riducono nell’industria e nel terziario mentre c’è una battuta d’arresto al miglioramento nelle costruzioni. Le imprese della distribuzione hanno limato di 2,6 giorni i ritardi, quelle della logistica di 1,5 giorni e i servizi non finanziari di un giorno. Stabili le costruzioni e in controtendenza i media e l’intrattenimento (+0,6 giorni), i servizi finanziari (+1,5) e l’immobiliare (+5,2 giorni). Nel manifatturiero il saldo arriva dopo 80,3 giorni grazie a un calo dei ritardi che nella meccanica è molto consistente (-6 giorni) e nel largo consumo (-4,8). In alcuni casi l’allungamento dei tempi concordati, come si è visto nel Nord Est, viene letto come il segno di una maggiore flessibilità dei fornitori che concedono scadenze un po’ più lunghe.
Leggendo i dati dell’Osservatorio viene da pensare che l’Italia sia riuscita a lasciarsi alle spalle la crisi. «Non del tutto perché al Sud e nelle costruzioni i protesti rimangono quasi il doppio della media nazionale. In Calabria e Sicilia i gravi ritardi, per esempio, sono il triplo rispetto alle regioni più virtuose – conclude l’ad di Cerved -. Inoltre i mancati pagamenti sono al di fuori delle medie europei».
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