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Ritardi aerei, rimborsi «in linea d’aria»

L’importo da versare alle vittime di ritardi aerei va calcolato tenendo conto della distanza tra il luogo del primo decollo e la destinazione finale, senza sommare i chilometri conteggiando i singoli scali. È la Corte di giustizia dell’Unione europea a stabilirlo con la sentenza depositata ieri nella causa C-559/16 con la quale Lussemburgo ha respinto un’interpretazione, certo più vantaggiosa per i passeggeri nei casi di voli con più scali, secondo la quale andrebbero calcolati e sommati i chilometri delle singole tratte.
A rivolgersi alla Corte Ue è stato il Tribunale di Amburgo alle prese con una controversia tra tre passeggeri e la compagnia aerea Brussels Airlines. I clienti avevano acquistato un biglietto Roma-Amburgo con coincidenza a Bruxelles. Tuttavia, il primo volo era partito in ritardo e, dopo aver perso la coincidenza, le donne erano state imbarcate su quello successivo, arrivando a destinazione con oltre 3 ore di ritardo. La compagnia aerea aveva detto sì all’indennizzo dovuto al ritardo prolungato con una compensazione di 250 euro. Un calcolo sbagliato per le ricorrenti secondo le quali il ritardo doveva essere considerato tenendo conto non della distanza tra luogo di partenza e meta finale, ma sommando i due voli combinati.
Una tesi che non ha convinto la Corte Ue. Nodo centrale, l’interpretazione dell’articolo 7 del regolamento n. 261/2004 che istituisce regole comuni per la compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato, in base al quale i clienti hanno diritto a un indennizzo per ritardo superiore a tre ore, per voli all’interno dell’Unione europea, di 250 euro per tutte le tratte pari o inferiori a 1.500 chilometri o pari a 400 euro se la tratta supera i 1.500 chilometri e per tutte le altre tratte comprese tra 1.500 e 3.500 chilometri o a 600 euro per tutte le altre rotte. Nel calcolare le distanze tra voli con scali va utilizzato – osservano gli eurogiudici – il metodo della rotta ortodromica e, quindi, in questo caso la distanza Roma-Amburgo pari a 1.326 chilometri. Va esclusa, invece, la possibilità, invocata dai passeggeri e finalizzata a ottenere un importo maggiore, di calcolare la distanza della prima rotta e poi sommare quella della seconda che avrebbe portato a 1.656 chilometri (e non a 1.326) con un balzo in avanti nell’entità della compensazione da 250 a 400 euro.
D’altra parte, scrive la Corte, la norma che prevede l’indennizzo lo fa senza distinguere tra volo diretto e volo con scali e coincidenze. Ciò che conta, infatti, è l’attribuzione di un indennizzo calcolato in base al disagio dei passeggeri che non è aggravato per il solo fatto che il volo non è diretto. Giusto, quindi, l’indennizzo di 250 se la tratta, calcolata con la rotta ortodromica, non supera i 1.500 chilometri.

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