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Risveglio dolce in Piazza Affari

Inizio d’anno da incorniciare per le banche italiane quotate a Piazza Affari. Non solo il Monte dei Paschi di Siena, che ha calamitato l’interesse di investitori stranieri, ma tutto il settore è sembrato per qualche ora inserire il turbo, tenendo l’indice Ftse Mib saldamente sopra quota 17 mila. Hanno guadagnato tutte, grandi e piccole, mettendo a segno spunti d’altri tempi. Persino la Popolare dell’Etruria e del Lazio è stata per un giorno grande protagonista sui listini, chiudendo giovedì 10 con un progresso del 6,93 per cento rispetto alla vigilia.
Alla base del rally del settore due fattori molto concreti: la decisione presa a inizio anno di raggiungere solo gradualmente — dal 2015 al 2019 — gli obiettivi fissati dagli accordi di Basilea 3 e la discesa dello spread fino a quota 254, causato la scorsa settimana dalle dichiarazioni del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.
Con lo spread contenuto — il rendimento dei titoli di stato italiani più vicino a quello dei bund tedeschi — i portafogli delle banche, gonfi di Btp, si sono apprezzati notevolmente, facendo lievitare il valore intrinseco degli istituti di credito. Il Btp con scadenza 1 febbraio 2015 ha sfondato quota 105; il titolo con scadenza 15 settembre 2016 è arrivato oltre 108. Così le banche hanno sfruttato le opportunità di trading e hanno abbozzato un sorriso, ben sapendo però che le incognite da sciogliere sono ancora moltissime. Il titolo Unicredit, la maggiore banca italiana, è tornato sopra quota 4 euro: non accadeva dal 21 marzo 2012, anche se vale la pena di ricordare che 5 anni fa, all’inizio del 2008, l’azione di Piazza Cordusio passava di mano a oltre 31 euro.
Tutto finito? Difficile crederlo, l’euforia è lontana e le preoccupazioni molte, anche se c’è chi ha messo a segno guadagni rilevantissimi in questi ultimi mesi. Dai minimi dello scorso 24 luglio (1,837 euro), gli azionisti di Ubi hanno più che raddoppiato il valore delle loro azioni, un +100 per cento realizzato in meno di sei mesi. Belle soddisfazioni, ma parziali, perché anche in questo caso è opportuno ricordare che alla vigilia della grande crisi, inizio 2008, le azioni Ubi quotavano oltre 16 euro.
È stato comunque un inatteso inizio d’anno, durante il quale il Monte dei Paschi è stato l’esempio più clamoroso, perché dell’istituto senese è passata di mano una quota importante del capitale e molti ordini di acquisto — in alcuni casi ricoperture di posizioni speculative in vendita — sono arrivati dall’estero, tanto che si è addirittura ipotizzata una scalata al Monte, ipotesi smentita da Rocca Salimbeni. Il Monte, le cui azioni a luglio valevano 15 centesimi, è nel mezzo di un profondo mutamento della propria struttura organizzativa e il progetto industriale avviato da Fabrizio Viola deve essere portato a conclusione. Ma è indubbio che la finanza può aiutare, come nel caso del Banco Popolare, che nel 2008 valeva oltre 10 euro ma oggi festeggia il quasi raddoppio della quota rispetto all’estate scorsa (0,8 euro il 24 luglio). IntesaSanpaolo, al solito un titolo poco volatile, ha corso meno degli altri, ma sempre a ritmi sostenuti e l’euro e mezzo accarezzato nei giorni scorsi porta Cà de Sass ai valori di dieci mesi fa, in piena effervescenza per l’insediamento del governo tecnico.

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