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Risultati Enel sopra le attese

Il calo dei consumi in Italia e Spagna, insieme a uno scenario normativo e fiscale non favorevole, impatta sui conti di Enel. Ma, grazie al vento in poppa dei mercati emergenti (America Latina, Russia ed Est Europa), il colosso elettrico chiude il primo trimestre dell’anno con «risultati più favorevoli rispetto alle previsioni e sostanzialmente in linea con quelli dello scorso anno», commenta l’ad Fulvio Conti. Che conferma i target 2012 «nonostante gli effetti negativi dei provvedimenti regolatori fino a oggi introdotti in Spagna». Da dove, chiarisce poi il cfo Luigi Ferraris nella conference con gli analisti, dovrebbe arrivare «entro la fine di giugno» una seconda ondata regolatoria. E, qualora si penalizzasse di nuovo il comparto dell’energia, «il piano di investimenti – spiega Ferraris – potrebbe essere rivisto».
Venendo ai numeri, l’utile netto di gruppo scende a 1,18 miliardi di euro, in calo dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2011, per effetto della plusvalenza di 185 milioni provenienti dalla vendita del 5,1% di Terna che ha in parte compensato il salasso imposto dalla Robin tax (90 milioni sul trimestre). Salgono, invece, i ricavi, a quota 21,19 miliardi di euro (+8,5%), trainati dalla vendita di energia elettrica sui mercati all’ingrosso. L’Ebitda scende del 2,2% a 4,3 miliardi scontando così la riduzione della marginalità per la generazione in Italia. Più marcata la discesa dell’Ebit a 2,9 miliardi di euro (-4,4%) per via di maggiori ammortamenti e di perdite di valore per 37 milioni di euro. Mentre sulla discesa dell’utile netto ordinario a 1 miliardo di euro (-15,1%) pesa per buona parte il maggior carico fiscale, ma anche alcuni ammortamenti legati principalmente a nuovi investimenti per Egp e la riduzione del Mol.
Cresce infine l’indebitamento finanziario netto a 45,6 miliardi di euro (a fine 2011 era di 44,6 miliardi), ma l’incremento è stagionale e collegato ai cicli di fatturazione. Nessuna sorpresa, quindi. E Ferraris conferma che a fine 2012 sarà centrato l’obiettivo dei 43 miliardi di euro (30 miliardi, da piano strategico, nel 2016), mantenendo un costo medio del 5 per cento. «Il calo sarà il risultato di azioni che stiamo pianificando e della finalizzazione del programma di cessioni. Senza contare poi l’abituale recupero del working capital nella seconda metà dell’anno». Quanto al costo dell’indebitamento «non prevediamo che ci saranno aumenti. Abbiamo già scontato nei nostri spread il downgrading di Standar & Poor’s».
Il fardello del debito, dunque, non impensierisce anche perché la consistente liquidità del gruppo (9,5 miliardi) sarà usata «per ottimizzarne il costo e ripagare alcune linee di credito, senza cambiare il profilo del debito». E «non sono in agenda nuove emissioni obbligazionarie», aggiunge il cfo. Che, sugli effetti dello scorporo di Snam da Eni, dice: «Il cambiamento ci sarà solo se riusciremo ad aumentare la capacità di stoccaggio del gas».
Guardando infine ai dati operativi, le vendite di energia elettrica del gruppo nei primi tre mesi dell’anno si attestano a 82,5 TWh (+3,1%), grazie al traino dell’estero. Che ha spinto verso l’alto la produzione netta complessiva a 78 TWh (+6,1%), e la distribuzione. Entrambe in calo in Italia dove scende anche la richiesta di elettricità (-1,9%).

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