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Ristrutturazioni, vincoli in centro. E per gli appalti anticipi obbligatori

ROMA — Con una maratona di voti, durata fino alle 17 del pomeriggio, e qualche scontro tra governo e Senato — come quello sulle modalità dell’accesso degli stagisti in magistratura — Palazzo Madama ha dato il via libera ieri al decreto Fare, che ora passa alla Camera per l’approvazione definitiva: 190 sì, 67 no (Lega, Movimento 5 Stelle e Sel) e un astenuto, per un provvedimento che durante l’esame si è arricchito di una settantina di modifiche.
Si è trovato un compromesso sulle norme per la semplificazione nelle ristrutturazioni. Resta infatti la possibilità di modificare le sagome degli edifici attraverso la sola Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività, prevista dal testo originale del decreto. Ma tornano i vincoli per i centri storici previsti alla Camera. In particolare, ai Comuni spetterà perimetrare le zone nelle quali non può essere applicata la sola Scia. Se i Comuni non decideranno entro il 30 giugno 2014, subentrerà un commissario regionale, e, in caso di mancata decisione, interverrà lo Stato, attraverso un commissario nominato dal ministero dei Trasporti.
Nel pacchetto edilizia, oltre alla soppressione del Durt, il Documento unico di regolarità tributaria, è stato eliminato l’obbligo di presentare il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva, per i lavori fatti in proprio. Inoltre sono stati estesi a 10 anni gli anni qualificanti per il certificato Soa, previsto dal Codice appalti: le imprese per partecipare alle gare oltre i 150 mila euro, potranno riferirsi agli ultimi dieci anni di attività e non agli ultimi cinque. Infine, diventa obbligatoria l’anticipazione del 10% per gli appalti a favore dell’appaltatore. Soddisfatta l’Ance, l’associazione dei costruttori.
Approvato pure il credito agevolato alle Pmi per investimenti in tecnologie informatiche e la norma che prevede che ministero dell’Economia, Agenzia delle Entrate e Istat definiscano il paniere di beni essenziali esclusi dalla possibilità di espropriazione da parte delle società di riscossione. Mentre Palazzo Madama ha bocciato un tentato blitz del Pdl per aumentare da mille a 3 mila la soglia dell’uso del contante, proposta dalla senatrice Cinzia Bonfrisco, diretto a risolvere il problema delle contrattazioni dei commercianti ortofrutticoli. E, a proposito di frutta e verdura, c’è il via libera alla vendita diretta da parte degli agricoltori, nonostante le critiche di Confcommercio. Approvata pure la possibilità per società e privati di contribuire al Fondo delle Pmi. Imprese che però secondo la Corte dei conti pesano sullo Stato per evasione dell’Iva per 46 miliardi, il 28% del gettito potenziale.
Intanto è in dirittura d’arrivo il decreto Lavoro alla Camera. Tra le misure, gli incentivi per le nuove assunzioni di giovani, quelli all’autoimpiego, e la riduzione dei tempi tra un contratto a termine e l’altro, che passano da 60 a 10 giorni per i contratti fino a sei mesi, e da 90 a 20 giorni per quelli oltre i sei mesi.

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