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Ristrutturazioni, Iva agevolata ad applicazione variabile

Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, come definiti dall’art. 31 della legge n. 457/1978 e dall’art. 3 del dpr n. 380/2001, sono assoggettati all’aliquota Iva agevolata del 10%. Per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, di importanza «minore» sotto il profilo della normativa urbanistica, ma non sempre dal punto di vista economico, l’agevolazione ha però una portata più limitata rispetto agli interventi di grado superiore (risanamento conservativo, restauro, ristrutturazione), in particolare per quanto riguarda gli edifici e le operazioni agevolabili. Un recente parere dell’Agenzia delle entrate sulla fornitura di stufe a pellet (si veda ItaliaOggi del 27 maggio 2014), offre l’occasione per riprendere l’argomento.

La disciplina speciale per le manutenzioni. Per le manutenzioni ordinarie e straordinarie, l’agevolazione è stata introdotta, in seguito a una direttiva comunitaria, dall’art. 7, comma 1, lettera b), della legge n. 488/99. Questa disposizione stabilisce che l’Iva si applica con l’aliquota del 10% alle prestazioni aventi a oggetto gli interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’art. 31, primo comma, lettere a), b), c) e d), della legge n. 457/78, realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata. Poiché però gli interventi delle predette lettere c) e d), oltre a quelli della lettera e) dello stesso articolo 31, erano già soggetti all’aliquota del 10% ai sensi delle disposizioni del n. 127-quaterdecies della tabella A, parte terza, allegata al dpr n. 633/72, l’innovazione della legge 488/99 riguarda sostanzialmente, per l’appunto, gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria indicati alle lettere a) e b).

In merito alla portata della norma, occorre in primo luogo sottolineare che, diversamente che per gli interventi di livello superiore (lettere c, d, e), l’agevolazione accordata alle manutenzioni non si applica ai lavori eseguiti su qualsiasi fabbricato, ma solo a quelli eseguiti su fabbricati «a prevalente destinazione abitativa privata», locuzione che secondo l’amministrazione finanziaria comprende:

– le singole unità immobiliari classificate catastalmente nelle categorie da A1 ad A11, esclusa la A10, indipendentemente dall’utilizzo di fatto; ai fini Iva, dunque, ciò che conta è la classificazione in catasto;

– gli edifici di edilizia residenziale pubblica, adibiti a dimora di soggetti privati;

– gli edifici destinati a residenza stabile di collettività, quali orfanotrofi, brefotrofi, ospizi, conventi;

– le parti comuni di fabbricati destinati prevalentemente ad abitazione privata, intendendo tali gli edifici la cui superficie totale dei piani fuori terra è destinata per oltre il 50% a uso abitativo privato;

– le pertinenze immobiliari (autorimesse, soffitte, cantine ecc.) delle unità abitative, anche se ubicate in edifici destinati prevalentemente a usi diversi.

Sono pertanto escluse dall’agevolazione le manutenzioni eseguite sulle unità immobiliari non abitative (negozi, uffici ecc.), anche se situate in edifici a prevalente destinazione abitativa. In secondo luogo, si deve evidenziare che oggetto dell’agevolazione sono le «prestazioni» aventi a oggetto interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria: deve quindi trattarsi di prestazioni di servizi, come definite dall’art. 3 del dpr 633/72, sicché sono escluse le operazioni consistenti in cessioni di beni. Non è quindi possibile applicare l’aliquota del 10% alle cessioni dei beni occorrenti per l’esecuzione delle manutenzioni, tanto se effettuate nei confronti del prestatore del servizio, quanto nei confronti del committente. Tuttavia, se alla cessione del bene si accompagna la posa in opera, la soluzione può essere differente, come si dirà più avanti. Nella circolare n. 71 del 7 aprile 2000 l’amministrazione finanziaria ha precisato che l’aliquota agevolata non è applicabile nei rapporti tra imprese, in quanto ne può beneficiare solo il committente del contratto principale (il quale, beninteso, non deve essere necessariamente un consumatore finale: potrebbe anche trattarsi, infatti, della società immobiliare proprietaria del fabbricato abitativo); in sostanza, in deroga ad un principio interpretativo di carattere generale, negli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, in considerazione del particolare meccanismo previsto per i «beni significativi», descritto più avanti, non è consentito applicare l’aliquota del 10% alle prestazioni eseguite in dipendenza di subappalti.

Sotto altro aspetto va precisato che, nonostante la legge agevoli genericamente le prestazioni di servizi, l’amministrazione, sulla base della prassi consolidata, ha escluso la possibilità di applicare l’Iva ridotta alle prestazioni di natura professionale; sulle parcelle di ingegneri, geometri, architetti ecc., quindi, l’Iva graverà comunque nella misura ordinaria (attualmente del 22%).

Sempre sotto il profilo oggettivo, inoltre, nella circolare n. 71/2000 è stato precisato, a titolo esemplificativo, che tra gli interventi di manutenzione ordinaria sono comprese anche le «piccole riparazioni eseguite sul fabbricato o sui relativi impianti tecnologici», nonché le prestazioni di manutenzione obbligatoria previste per ascensori e impianti di riscaldamento, consistenti in visite periodiche e nel ripristino della funzionalità, compresa la sostituzione di parti di ricambio.

È da ritenere che siano invece escluse dall’agevolazione quelle prestazioni di servizi che non possono assolutamente inquadrarsi tra gli interventi edilizi come definiti dalla legge, come la pulizia delle scale e delle altre parti comuni degli edifici condominiali.

Revisione periodica dell’impianto di riscaldamento. Con risoluzione n. 15/E del 4 marzo 2013, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che la revisione periodica dell’impianto di riscaldamento, sia condominiale che individuale, destinato al servizio di edifici a prevalente destinazione abitativa, sconta l’Iva agevolata del 10% in quanto intervento di manutenzione ordinaria. L’agenzia ha inoltre precisato che le imprese che abbiano applicato erroneamente l’aliquota ordinaria possono chiedere il rimborso della differenza d’imposta con apposita istanza all’Agenzia delle entrate, dimostrando di avere effettivamente restituito l’eccedenza ai destinatari, ma non possono utilizzare il meccanismo della nota di variazione.

La risoluzione risponde al quesito di un’impresa che aveva chiesto se le operazioni di controllo e manutenzione degli impianti termici, prescritte dal dlgs n. 192/2005 e dal dlgs n. 311/2006, potessero fruire dell’aliquota Iva del 10% prevista dalla norma in esame anche quando eseguiti su impianti privati e non condominiali.

Nella risposta, l’Agenzia osserva che l’agevolazione si applica anche agli interventi di manutenzione ordinaria di cui all’art. 31, primo comma, lett. a) della legge n. 457/78, ossia a quegli interventi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie a integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti. Rammenta, poi, che con la circolare n. 71/2000 è stato chiarito che l’agevolazione si applica anche alle prestazioni di manutenzione obbligatoria previste per gli impianti elevatori e per quelli di riscaldamento, consistenti in verifiche periodiche e nel ripristino della funzionalità, compresa la sostituzione delle parti di ricambio in caso di usura, a fronte delle quali vengono corrisposti canoni annui. Pertanto, la revisione periodica obbligatoria degli impianti di riscaldamento, condominiali o a uso esclusivo, installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, come pure il controllo delle emissioni, sono prestazioni soggette all’aliquota del 10%, salvo che, come già chiarito nella citata circolare, il contratto abbia a oggetto anche altre prestazioni di diversa natura, per esempio la copertura assicurativa della responsabilità civile.

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