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Ristrutturazioni con Iva al 4%

Sforbiciata all’Iva (dal 10 al 4%) per interventi edili, effettuati ricorrendo agli incentivi per l’efficientamento energetico e a quelli per la ristrutturazione di casa e arredi. Ma per compensare i minori incassi passa dal 4 al 10% l’Iva sulle nuove case vendute da imprese. Dopo un iter travagliato (conclusosi sabato mattina dopo varie sedute notturne) in commissione ambiente della camera il decreto 133/2014, cosiddetto «Sblocca Italia» (Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), sbarcato ieri in aula per la discussione generale, entra oggi nel vivo dell’esame, con probabile richiesta del voto di fiducia.

Sul testo si addensano novità dell’ultima ora, fra cui la correzione, sulla base di un emendamento del M5s, che rende più conveniente realizzare lavori nella propria abitazione, servendosi di misure rifinanziate nella legge di Stabilità: l’ecobonus e il bonus casa, le cui detrazioni Irpef al 65% e al 50% vengono prorogate nel 2015, risulteranno appetibili grazie a un taglio dell’Iva fino al 4% (misura compensata, però, come si diceva, dal rincaro dal 4 al 10% dell’imposta per nuove costruzioni vendute direttamente dalle imprese). Via libera, inoltre, alla modifica del Pd che darà la possibilità alla Cassa depositi e prestiti di acquisire richieste di anticipazione di liquidità degli enti locali per il pagamento dei debiti commerciali, non pervenute nei tempi utili. E, mentre l’esecutivo sarebbe pronto a blindare il provvedimento, accelerandone il passaggio ai senatori, arrivano le critiche delle Regioni che approvano un documento con proposte emendative, orientate al ripristino del contributo di 560 milioni di euro destinati alle amministrazioni a statuto ordinario e alla definizione della proposta di deliberazione del Cipe per il riparto delle risorse del Servizio sanitario nazionale per l’anno 2014. La somma decurtata, si legge, secondo ammissione dello stesso governo si sarebbe scaricata su «scuole paritarie, sul finanziamento delle borse di studio, sugli interventi per agevolare la fruizione dei libri di testo», nonché le misure destinate alle persone disabili e sugli investimenti per il trasporto pubblico locale, ma «solo grazie all’accordo con le Regioni queste politiche si sono salvate». A gettare un’ombra sul provvedimento, infine, la Commissione europea, giacché nel pomeriggio di ieri arriva la notizia che una norma dell’articolo 5 del decreto potrebbe causare l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti del nostro paese. I riflettori di Bruxelles si soffermano sulla possibilità per i concessionari autostradali di avanzare la stipula di atti per la modifica dei rapporti concessori esistenti sulla base di nuovi piani economico-finanziari, strada che permetterebbe «significative modifiche» a intese esistenti riguardanti, in particolare, i lavori da realizzare e il livello delle tariffe.

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