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Ristrutturazioni a effetti variabili

di Franco Roscini Vitali

Negli ultimi anni, crisi economica e finanziaria hanno messo molte imprese nella condizione di non riuscire più a rientrare dei propri debiti (commerciali o verso fornitori, verso banche o altri finanziatori, per leasing finanziario o altre tipologie di debiti tributari o previdenziali).

Prendendo a riferimento le varie tipologie di ristrutturazione disponibili, l'Oic – l'Organismo italiano di contabilità – ha approvato il principio contabile nazionale n. 6 in cui delinea quale debba essere il corretto trattamento contabile e la relativa informativa di bilancio nei casi di ristrutturazione del debito. Soprattutto con riferimento all'esercizio in cui si perfeziona l'accordo di ristrutturazione. Il principio si applica a partire dai bilanci relativi all'esercizio in corso alla data della sua approvazione.

La ristrutturazione è un'operazione con la quale i creditori, per ragioni economiche, effettuano una concessione al debitore in considerazione delle sue difficoltà finanziarie, accettando modalità di adempimento a lui più favorevoli.

Il documento Oic si riferisce alla ristrutturazione del debito redatta da un'impresa che che rispetta il principio della continuità aziendale e che redige il bilancio in base al Codice civile .

Sono incluse le operazioni di ristrutturazione e di rinegoziazione dei debiti (che non comportano perdite per i creditori) ed escluse quelle di ristrutturazione che hanno finalità di liquidazione dell'impresa debitrice (e che rientrano nell'ambito del principio Oic 5).

Le tipologie di ristrutturazione del debito sono riconducibili a: concordato preventivo, accordo di ristrutturazione, piano di risanamento attestato di cui all'articolo 67 legge fallimentare e ad altre forme, diverse da quelle citate. Tutte caratterizzate per un'accentuata autonomia delle parti.

Il concordato preventivo è una vera e propria procedura concorsuale che termina con l'omologa da parte del tribunale. L'accordo di ristrutturazione, invece, è un contratto di diritto privato concluso dal debitore con uno o più creditori che rappresentano una percentuale significativa dei crediti, pari almeno al 60%. Si perfeziona con il semplice consenso delle parti e non coinvolge la totalità dei creditori, in quanto ciascun creditore contratta con il debitore individualmente. Il piano di risanamento attestato – in base all'articolo 67 della legge fallimentare – prevede la redazione, da parte del debitore, di un piano idoneo al risanamento e ad assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria dell'impresa. La ragionevolezza del piano deve essere attestata da un professionista in possesso dei requisiti necessari e iscritto nel registro dei revisori legali. Tra le altre operazioni di ristrutturazione possono rientrare, per esempio, gli accordi stragiudiziali, diversi da quelli dell'articolo 67 della legge fallimentare, che non prevedono la predisposizione di un piano attestato.

Infine, tra le operazioni di rinegoziazione del debito rientra, per esempio, l'accordo del 3 agosto 2009 per le Pmi, stipulato tra l'Abi e i ministeri di Economia e Sviluppo.

Le informazioni sulla ristrutturazione del debito devono essere collocate in un'apposita sezione della nota integrativa, relativa all'esercizio in cui sono in corso le trattative tra debitore e creditori anche se le parti, al termine dell'esercizio, non sono ancora pervenute ad un accordo. L'informazione prosegue nell'esercizio in cui l'operazione di ristrutturazione del debito diviene efficace e in quelli successivi, fino a quando gli effetti economici e finanziari permangono rilevanti.

 

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