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Ristrutturazione dei debiti soft

I costi connessi alla ristrutturazione del debito, sebbene non in linea con quanto prescritto dal principio contabile di riferimento, possono essere capitalizzati (e quindi ammortizzati nel tempo), ma soltanto dopo aver verificato i benefici futuri e l’attendibilità del medesimo piano.

Questa una delle indicazioni fornite nel documento interpretativo rubricato «Oic 24: immobilizzazioni immateriali» (luglio 2015), che la Commissione per lo studio dei Principi contabili nazionali del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, dei delegati Dott. Marcello e Dott. Foschi, presieduta dal Prof. Capodaglio, ha elaborato sul tema, collocando lo stesso sul proprio sito istituzionale (www.commercialisti.it) nella serata di ieri.

Il documento mette a confronto, per ogni argomento trattato, la nuova e la vecchia versione, e fornisce indicazioni precise, anche sulla disciplina tributaria applicabile, in modo tale agevolare colleghi e operatori, nel migliorare la qualità redazionale dei bilanci.

Con riferimento al primo problema trattato, concernente il trattamento contabile dei costi connessi alle operazioni di ristrutturazione del debito, viene evidenziato che la detta operazione ha, quale obiettivo prioritario, l’ottenimento di benefici economici futuri, in relazione al prolungamento del periodo concesso al creditore per la restituzione.

Sul punto, l’Oic 6 ritiene che gli oneri, riconducibili a tale operazione, siano rilevati nell’esercizio di sostenimento, giacché si tratta di oneri di cui risulta difficile dimostrare la futura capacità di produrre benefici, vista la situazione acclarata di difficoltà dell’impresa.

Per la commissione, invece, atteso il rispetto di quanto appena indicato in caso di dubbi sull’attendibilità del piano proposto, è sicuramente possibile procedere con la capitalizzazione e, di conseguenza, con la deduzione fiscale «nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio», come indicato dal comma 3, art. 108, dpr 917/1986, se il piano è reputato attendibile e siano possibili benefici futuri per l’impresa.

Con riferimento alla capitalizzazione degli oneri finanziari, si prende atto della modifica intercorsa, attraverso la quale non si fa più riferimento ai soli oneri relativi a finanziamenti specifici, con la conseguenza che si devono ritenere imputabili agli immobilizzi immateriali, gli oneri finanziari relativi a qualsiasi tipo di finanziamento, nel rispetto delle regole dettate dall’Oic 16.

In effetti, nella previgente versione la capitalizzazione poteva avvenire solo con riferimento ai costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità, richiamati anche in sede di trattazione dei brevetti, delle opere dell’ingegno e dei diritti d’autore, con la conseguenza che la possibilità era prevista solo con riferimento agli interessi riferibili ai cosiddetti «finanziamenti di scopo».

Un’ulteriore problematica riguarda l’avviamento e la commissione ha richiamato, innanzitutto, i contenuti dell’art. 2426 c.c., evidenziando che nella stesura originaria del nuovo Oic 24 (quella del 2013) era prevista la riduzione del periodo (massimo) per l’ammortamento dell’avviamento, che sarebbe dovuto passare da venti a dieci anni; la revisione dell’ammortamento, come indicato nel documento, è stata differita in attesa del recepimento della Direttiva 34/2013/EU.

Pertanto, la vera novità sul tema dell’avviamento riguarda la nuova definizione dello stesso che non considera più la produzione di utili in misura superiore a quella ordinaria («extra reddito»), come condizione base per iscrivere l’avviamento in bilancio, giacché tale maggiore produzione rappresenta soltanto una delle caratteristiche che possono giustificarne l’iscrizione; resta fermo che l’iscrizione deve avvenire con il consenso dell’organo di controllo, se nominato.

Infine, il documento interviene sulla iscrizione dei costi relativi alla produzione e distribuzione di materiali promozionali e conferma la possibilità di procedere con l’iscrizione tra i costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità anche se riferibili a beni non più giacenti nell’impresa, purché siano soddisfatte le condizioni indicate dall’Oic 24; dal punto di vista tributario, se i costi sono iscritti nell’attivo patrimoniale, gli stessi sono deducibili in quote costanti in cinque esercizi, anche nel caso in cui gli stessi esauriscano la propria utilità in un termine più ristretto, ai sensi del comma 2, dell’art. 108 del Tuir.

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