Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I ristori puntano oltre i 40 miliardi e superano il peso della manovra

Con la creazione del «fondo perequativo» per finanziare aiuti aggiuntivi ai settori più colpiti dalla crisi il decreto Ristori-quater lancia un ponte verso la fase finale dell’operazione aiuti. Che dovrà essere scritta all’inizio del 2021 anche grazie al nuovo scostamento già annunciato dal governo.

Tra vecchi e nuovi provvedimenti, l’intera architettura dei «ristori» che ora sta sviluppando al Senato l’esame parlamentare punta di slancio a superare i 40 miliardi. Muovendo quindi una cifra superiore ai 39,1 miliardi della legge di bilancio ora alla Camera. E presto la bilancia potrebbe pendere ulteriormente a favore degli aiuti diretti, perché nella legge di bilancio c’è un altro “fondo Ristori” da 3,8 miliardi per il prossimo anno che potrebbe essere assorbito dal decreto “finale” di gennaio.

Tra i 5,5 miliardi del primo decreto, i 2,6 del bis e i 2 miliardi del ter, la tornata autunnale dei «ristori» aveva già mosso 10,1 miliardi fra contributi a fondo perduto e altri sostegni. Il provvedimento numero 4 finito in Gazzetta Ufficiale lunedì notte (Dl 157/2020) dopo una lunga gestazione che l’ha visto crescere di giorno in giorno muove 9 miliardi (8.999,46, per la precisione). Insieme è cresciuto anche il conto a carico del fondo sblocca-debiti delle imprese, che perde 4 miliardi (più gli 1,35 già pescati nel Ristori-ter) dopo il flop dell’operazione per liberare i pagamenti ai fornitori. Ma 5,3 miliardi si ripresenteranno l’anno prossimo nel fondo per gli aiuti ulteriori. Aiuti che dovrebbero tradursi prima di tutto nella cancellazione delle tasse per ora solo sospese. Sempre che la previsione del governo resista al probabile assalto dei parlamentari che finora non sono riusciti a lasciare il segno sui meccanismi decisi dal governo

A completare il quadro, oltre ai 3,8 miliardi accantonati in legge di bilancio, ci sono i 20 miliardi di possibile scostamento che il governo dovrebbe decidere a inizio 2021 per chiudere la partita. Quest’ultima cifra è ovviamente ancora un’incognita, e ha già cominciato ad alimentare l’ormai abituale tiro alla fune fra chi nel governo cerca di limitarla (anche facendo conto sui 5,3 miliardi già messi da parte) e chi invece preme per dispiegare la mole maggiore di risorse possibili. In ogni caso le dimensioni degli aiuti diretti sono imponenti, anche senza considerare i 6,9 miliardi pagati con il decreto di maggio. Ma altrettanto importante è il tratto di strada ancora da compiere per ridurre la forbice fra l’entità della crisi e la forza dell’aiuto arrivato fin qui. I problemi ancora da affrontare con le prossime tappe della serie “Ristori” in programma a inizio 2021 sono tanti. C’è il rafforzamento dei sostegni già attivati, il rimedio alle sperequazioni subite da chi è stato penalizzato dal criterio che ha legato sempre la misura dei fondi perduti alla perdita di aprile, e l’estensione della rete ai settori che fin qui sono stati trascurati. I professionisti, che hanno partecipato solo al primo giro con il decreto di maggio, e le aziende delle filiere che non sono state interessate direttamente dalle restrizioni anti-pandemia, ma hanno visto crollare il proprio fatturato in quanto fornitori di esercizi commerciali e di attività chiuse o semi-chiuse dai vari Dpcm.

Proprio questo appare il fronte più impegnativo, perché la coda delle categorie che attendono di ricevere un aiuto fin qui non previsto è sterminata, dal momento che in un’economia integrata ogni settore se ne porta dietro altri. Alla bisogna potrà intervenire anche il fondo da 5,3 miliardi appena creato dal Ristori-quater le cui risorse, prodotte dai pagamenti fiscali per il momento sospesi, dovranno aiutare «i soggetti che con i medesimi provvedimenti (cioè i vari decreti anti-crisi, ndr) siano stati destinatari di sospensioni fiscali e contributive che registrino una significativa perdita di fatturato». Il suo obiettivo primario, insomma, è quello di evitare di dover chiedere ad aprile i pagamenti sospesi oggi a soggetti che non saranno in grado di onorarli a causa della crisi: in quei casi, sulla base di criteri che dovranno essere proposti da Mef e Mise, le sospensioni si trasformeranno in esenzioni.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Anche Mediobanca si allinea al trend generale del credito e presenta risultati di tutto rilievo, bat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Gruppo Arvedi rivendica, oltre al completo risanamento di uno dei siti più inquinati d’Italia ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il premier Mario Draghi ha un’idea verde per la siderurgia italiana, che fa leva sui miliardi del ...

Oggi sulla stampa