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I ristori non risarciscono i danni

Stavo vedendo distrattamente Otto e mezzo su la 7 quando all’improvviso sono saltato sulla sedia. In studio con Lilly Gruber c’era il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, e fra gli ospiti in collegamento c’era un albergatore sardo che ho visto più volte in questi mesi in tv: Giuliano Guida Bardi. Persona mite ed educata, ma testa dura come chi viene da quelle terre. Quando la Gruber gli ha chiesto con piglio provocatorio se, come questa estate, anche lui per riaprire alberghi e ristoranti per il Natale, ha provato a spiegare a uno studio che evidentemente conosce poco delle norme in vigore che lui è stato sempre aperto (come tutti gli alberghi che avessero voluto), ma era come stare chiusi: clienti zero.

E certo Bardi si lamentava, con una considerazione che fanno molti operatori del settore: i dpcm lasciano alcune attività aperte per non riconoscere loro i risarcimenti o ristori che sarebbero dovuti con la chiusura, ma facendo il vuoto intorno a quelle attività impedendo a tutti di spostarsi, ovviamente è come se li avessero chiusi. Allora, dice Bardi: «Era meglio se ci chiudevano davvero due mesi fa, dandoci un risarcimento», ed è considerazione di chiarezza lampante.

Ma tutto o quasi il parterre della trasmissione (non il direttore di La Stampa, Massimo Giannini), è insorto quasi linciando il povero albergatore. Orlando che, come altri ospiti, ha dimostrato non conoscere nulla del tema, si è schierato in difesa del governo che non avrebbe fatto peggio della Germania di Angela Merkel «e risarcimenti ne ha dati». Non contenta della difesa di ufficio fatta dal vicesegretario del Pd, si è infiammata la direttrice del Gr1 Rai, Simona Sala che come molti al top in viale Mazzini e dintorni si sente in qualche modo investita della sacra missione di Rocco Casalino. La giornalista ha rifilato scudisciate in serie al povero albergatore sardo, sostenendo che il governo aveva dato miliardi di ristori, e nell’iperbole si è spinta a tesi che nemmeno uno potrebbe immaginare: «Ma voi state chiusi magari qualche mese però poi avete una attività da riaprire, pensi invece alla gente che lavorava in nero e con le chiusure ha perso tutto, e non ha manco quella prospettiva».

Maledetto e ingrato albergatore, che prima di protestare per quello che hanno tolto a lui, non si è inginocchiato facendo mea culpa e sgorgando qualche lacrima per quei poveri uomini e donne che lavoravano magari per la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta e che con le zone rosse faticano a smerciare un po’ di droga, o a svaligiare anche una casetta che con nessuno in giro salvo la polizia, ti beccano subito.

Sono stati dati miliardi di euro al reddito di emergenza, agli aiuti ai più poveri che si sono sommati al reddito di cittadinanza che sappiamo da decine di inchieste è andato a sommarsi ai redditi da lavoro nero e lavoro criminale anche prima del Covid. Sono bucce di banana su cui può scivolare ogni strumento di sostegno al reddito e alla povertà in uno Stato, e quando si scopre si ripara. Ma nessuno nello Stato può mettere il ristoro al lavoro nero (anche quello meno criminale) davanti a quello del lavoro vero. Preoccupa che discorsi così vengano fatti da chi rappresenta l’informazione di Stato, e ancora di più che né Orlando né la Gruber abbiano voluto replicare qualcosa alla tesi della Sala.

Ma così va il potere in questo momento: prendersela con partite Iva, albergatori, baristi e ristoratori che alzano la voce sembra il loro sport preferito. Era successo in altra trasmissione la sera precedente con le urla scomposte di Beatrice Lorenzin a un ristoratore. C’è un odio di classe, evidentemente. Del tutto ingiustificato. Perché vorrei ricordare ad Orlando che il governo italiano non ha affatto seguito il modello Merkel: in Germania hanno risarcito del 75% del fatturato perduto rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente chi è stato fatto chiudere per motivi sanitari. In Italia no.

I ristori sono una barzelletta: sventolati con la solita propaganda di Stato (sono il 200%, ma non del perduto. Dei risarcimenti fra mille e 2.500 euro dati mesi fa), in media risarciscono un bar o un piccolo ristorante con 2 mila euro e con 5 mila euro di media quelli un po’ più grandi. Secondo i dati Fipe del 2018 bar e ristoranti in Italia sono 333.640 e fatturano 85,3 miliardi di euro l’anno. Significa in media 255.664 euro a testa, e cioè 21.305 euro al mese. Quei ristori- che per altro non sono arrivati- non sono un aiuto: sono un insulto, la prova più evidente dell’odio di classe che nutre nei loro confronti chi oggi è in qualche modo al potere.

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