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Ristori per chi chiude: da una a quattro volte in più di luglio

Il decreto ristori vale circa 6,8 miliardi di cui 2 riservati al fondo perduto per le attività chiuse o danneggiate dal mini lockdown e 2,6 miliardi per la cassa integrazione riservata ai dipendenti e lavoratori di queste stesse attività (si veda il servizio a pagina 2). A far alzare l’asticella delle risorse messe in campo con il nuovo decreto ci sono: 300 milioni per le fiere; 180 milioni per le indennità da erogare ai lavoratori dello sport, alle società sportive dilettantistiche e al credito sportivo; 150 milioni per credito d’imposta sugli affitti commerciali dei mesi ottobre, novembre e dicembre (tax credit che resta cedibile e che si allarga anche a chi ha volumi d’affari e di corrispettivi superiori a 5 milioni di euro); 115 milioni per l’esenzione dalla seconda rata dell’Imu in scadenza il 16 dicembre; 200 milioni per una nuova mensilità del Reddito di emergenza; 60 milioni per le forze dell’ordine impegnate nei controlli sul rispetto delle regole su aperture e chiusure delle attività. Il resto della dote, circa 1,2 miliardi di euro, è destinato a cultura e turismo con 680 milioni destinati a finanziare una riedizione dell’indennità da 1.000 euro per i lavoratori stagionali e dello spettacolo, 400 milioni per le agenzie turistiche, 100 milioni per il cinema e 50 milioni per le imprese culturali.

La partita più attesa del nuovo decreto, oggi atteso in consiglio dei ministri e in Gazzetta Ufficiale come annunciato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è quella legata ai nuovi ristori a fondo perduto. L’ipotesi più accreditata al momento sarebbe quella di riconoscere un indennizzo in forma più ridotta per chi può ancora lavorare, seppur ad orario limitato, e un contributo più alto per chi è costretto a chiudere.

Quattro le fasce individuate: ristoro al 100% (coefficiente 1) delle somme già incassate con il Dl rilancio riservato agli esercizi e alle attività che con la chiusura alle ore 18 possono provare a contenere le perdite e comunque lavorare ( pasticcerie o gelaterie); 150% (coefficiente 1,5) per chi ha subito un danno parziale, come i ristoranti, che a pranzo sono aperti e la sera possono lavorare con il servizio di asporto; 200% (coefficiente 2) per i più danneggiati, ossia quelle attività costrette a chiudere (cinema, teatri, palestre, piscine, sale giochi, scommesse o bingo, centri termali, centri benessere e fiere); 400% (coefficiente 4) per quelle attività che erano state chiuse anche prima del nuovo Dpcm anche alla luce dell’impennata dei contagi registrata durante le vacanze (sale da ballo e discoteche). Il calcolo è stato effettuato sulla base dei volumi d’affari mensile delle imprese e attività interessate dal provvedimento. Il riferimento resta quanto già è stato erogato con il decreto rilancio tra luglio e agosto. E tra i calcoli effettuati il nuovo ristoro andrebbe a coprire nella media il 40% di una mensilità. Per fare un esempio un ristorante che aveva ricevuto 2.600 euro dal vecchio fondo perduto, con il nuovo meccanismo vedrà aumentare di 1,5 volte l’importo fino a 4.000 euro. Ma rispetto al Dpcm entrano anche i taxi e il Noleggio con conducente che potranno chiedere un indennizzo al 100% di quanto hanno ottenuto con il Dl rilancio.

A identificare la platea dei soggetti e delle attività ammesse al fondo perduto, stimata da Gualtieri in 350mila partite Iva, saranno i codici Ateco. Con un’ulteriore aggiunta rispetto alle disposizioni del nuovo Dpcm in vigore da ieri: gli alberghi che saranno indennizzati alla luce del crollo della presenza di turisti. Rispetto al precedente fondo perduto, inoltre, il ristoro sarà erogato anche alle attività oltre i 5 milioni di volume d’affari o di corrispettivi. Per questi soggetti l’ipotesi allo studio è parametrare il ristoro sulla base della perdita subita rispetto al 2019 ma con un tetto massimo, al momento, fissato in 150mila euro. Il doppio binario, inoltre, torna anche nell’erogazione dei contributi: a chi aveva già presentato domanda entro agosto 2020, l’accredito del ristoro arriverà in una settimana con bonifico delle Entrate direttamente sul conto corrente già indicato. Chi invece non aveva aderito alla prima edizione del fondo perduto o perché aveva un volume di affari superiore a 5 milioni, dovrà presentare domanda all’Agenzia e attendere qualche settimana in più. Sul decreto hanno lavorato in tandem il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il ministro dello Sviluppo economico (Mise) Stefano Patuanelli. Per Alessia Morani, sottosegretaria del Mise, «il provvedimento, nella consapevolezza della difficoltà del momento, interviene subito con aiuti corposi per tutte le categorie colpite cui chiediamo di resistere e combattere con noi questa battaglia contro il virus».

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