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Ristori 2021 con nuovi requisiti

Nessun rinvio ai codici Ateco. E stop al richiamo del calo di fatturato registrato ad aprile 2020. Il quinto capitolo della “saga” dei Ristori promette di rivedere le regole per accedere agli aiuti a fondo perduto. Con nuove basi di calcolo e un allargamento della platea, che dovrebbe includere le attività penalizzate anche solo indirettamente dalle chiusure anti-Covid. Lo scostamento di bilancio di 32 miliardi – approvato la scorsa settimana in Parlamento – ha messo sul piatto la dote per gli aiuti che il Consiglio dei ministri approverà nei prossimi giorni.

I contenuti sono stati anticipati in sintesi nella lettera inviata a Bruxelles dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Ma una cosa è certa, evidenziata dallo stesso ministro: il Governo vuol disporre di risorse sufficienti nel caso in cui i rigidi vincoli alla mobilità e all’attività imprenditoriale proseguano per tutta la primavera. Tutto ciò mentre la Commissione Ue ha proposto agli Stati membri di estendere fino al prossimo 31 dicembre il regime temporaneo agevolato per gli aiuti di Stato. Un regime che da marzo 2020 ha permesso di autorizzare interventi per quasi 3.100 miliardi, di cui 454 proprio all’Italia. Cifra che comprende comunque tutti i tipi di aiuto, non solo i ristori a fondo perduto.

Quanto ai contributi veri e propri, l’agenzia delle Entrate ha accreditato finora oltre 10 miliardi, tra decreti Rilancio, Agosto, Ristori (da uno a quater) e Natale. In tutto 3,3 milioni di bonifici per un importo medio di 3.013 euro.

Di emergenza in emergenza, i vari decreti del 2020 hanno inseguito il disagio degli imprenditori; ma il tentativo di risarcirli adeguatamente (e tutti) ha cozzato proprio con l’urgenza di intervenire via via con norme subito operative. Il confronto di fatturato “aprile su aprile” ha per esempio causato una serie di storture: «Ci ha consentito di essere rapidi», ha spiegato il titolare dell’Economia, anche se «in qualche caso può avere prodotto un’ingiustizia». Basta pensare a chi ad aprile 2019 ha fatturato molto per qualche evento eccezionale (si veda l’articolo in basso).

Altre difficoltà applicative sono poi derivate dai codici Ateco, che non sempre inquadravano tutte le imprese coinvolte dalla crisi, soprattutto nel caso delle attività miste. La proliferazione degli aiuti – alcuni estremamente settoriali, altri ancora da attuare – è stata d’ostacolo. Così come le correzioni in corsa, spesso utili, ma anche fonte di complicazioni.

I nuovi sostegni del Ristori 5 andranno quindi ad aggiungersi ai 15 tipi di contributo a fondo perduto – per considerare solo quelli principali – che si sono succeduti nei mesi scorsi, a partire da quello del decreto Rilancio 34/20 (si veda la scheda in pagina). Escludendo i 35mila versamenti del contributo per i centri storici, finora le categorie con il maggior numero di accrediti sono ristoratori e commercio al dettaglio (1,2 milioni di bonifici). La sfida ora sarà quella di fotografare con precisione il “bisogno”, prendendo a riferimento il calo di fatturato sofferto nel 2020. Magari anche in un’ottica perequativa che tenga conto dell’entità delle perdite subite da chi ha ricevuto meno (o niente) nei mesi scorsi.

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