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Rispunta la Robin tax per le piccole imprese

Minacciato, piazzato nero su bianco, poi eliminato dopo le serrate proteste degli operatori energetici, infine reinserito per far fronte ad una manovra sulle entrate che non offriva, evidentemente, un’alimentazione alternativa. Rispunta così, nell’ultima versione del decreto “Fare”, che ha ottenuto ieri dalla Ragioneria generale dello Stato la cosiddetta “bollinatura” e poi è stato trasmesso al Quirinale, l’inasprimento della Robin Tax, la già contestatissima addizionale Ires dedicata alle imprese energetiche che verrebbe estesa anche alle imprese di minori dimensioni. Questo per dare sostanza alla promessa formulata dal ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, di decongestionare per almeno 550 milioni annui le spese energetiche delle famiglie e di gran parte delle imprese eliminando alcune voci fiscali della bolletta elettrica.
Proprio il nodo coperture si è rivelato lo scoglio più arduo da superare per i tecnici di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia, che hanno lavorato per tutta la giornata (con una interruzione pomeridiana per la concomitanza del Consiglio dei ministri) per trovare la quadratura del cerchio con l’obiettivo di bollinare il testo e inviarlo al massimo a tarda sera al Quirinale per la firma del capo dello Stato. Nel tardo pomeriggio il ritorno della Robin tax, in una versione più blanda di quella originaria, veniva considerato più che probabile anche se non certo. Un altro versante sui cui i tecnici del Tesoro hanno concentrato i loro sforzi sarebbe stato quello della “nuova legge Sabatini”. Con il trascorrere dei giorni si è giunti, come anticipato dal Sole 24 Ore, al dimezzamento del plafond messo a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti. Ma l’eventuale recupero della Robin tax potrebbe consentire di rialzare, almeno in parte, l’asticella.
Nel tira e molla che ha visto almeno cinque versioni successive ieri sera il decreto si era dunque assestato su un appesantimento della Robin Tax intermedio tra quelli ipotizzati finora. Qualcosa di molto vicino, se non analogo, alla soluzione di compromesso trovata due giorni fa: cassata l’estensione della Robin Tax alle sole imprese delle energie rinnovabili l’inasprimento avverrà sia con un possibile ritocco dell’aliquota generale sia, soprattutto, con un’estensione anche alle imprese di dimensione minore rispetto alle attuali soglie. L’imposta colpirà non solo tutte le imprese energetiche che hanno ricavi annui superiori a 10 milioni di euro e un imponibile superiore al milione ma anche quelle con ricavi che superano i 3 milioni e un imponibile superiore 300mila euro (in un’ipotesi precedente si prevedeva di colpire addirittura le imprese di dimensioni medio-piccole, quelle con ricavi superiori a mezzo milione di euro e un imponibile di almeno 80mila euro l’anno).
Tutto confermato, invece, per gli altri provvedimenti in materia di energia. Sempre per finanziare gli sgravi sulle bollette è confermata l’attenuazione dei sussidi Cip6 parametrando gli adeguamenti periodici non alle quotazioni del greggio ma alle più tenui, almeno in questa fase storica, quotazioni internazionali del gas metano. Una misura che secondo i calcoli degli esperti varrebbe un taglio globale di circa il 7% di questi incentivi.

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