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Risponde l’unico socio

Degli utili accertati in capo a una srl unipersonale estinta, risponde interamente e personalmente l’unico socio. Di più. Il carico tributario viene attribuito al 100% alla persona fisica, che sconta l’Irpef sull’intero maggior reddito accertato alla società (e non sul 49,72% o 40% ante 2008).

Il principio si legge nella sentenza n. 75/10/13 della Ctp di Brescia del 31 luglio.

La pronuncia del giudice tributario lombardo non riconosce, per i debiti erariali, alcun tipo di protezione derivante dalla limitazione di responsabilità, quando la base sociale della società di capitali coincida interamente con la persona fisica.

Il caso nel bresciano, dove l’Agenzia delle entrate spiccava un accertamento nei confronti di una srl unipersonale, addebitandole maggiori imposte per Ires, Iva e Irap. Avvenuta, tuttavia, l’estinzione della stessa società, per effetto della cancellazione dal registro delle imprese, gli agenti del fisco commutavano la pretesa in capo al socio unico, ritenendolo interamente responsabile delle condotte poste in essere dall’ente unipersonale, rappresentato e gestito da lui, nonché dell’intero carico tributario derivante dalle medesime. Provvedevano, quindi, ad annullare in autotutela gli atti rivolti alla società, sostituendoli con nuovi avvisi di accertamento emessi nei confronti dell’ex socio unico.

La singolarità degli accertamenti rivolti al socio stava, poi, nel fatto che l’Agenzia avesse «girato» alla persona fisica il 100% del maggior reddito accertato alla società. Di prassi avviene, invece, che negli accertamenti alle società di capitali l’ente venga tassato sull’intero reddito prodotto, mentre ai soci viene eventualmente imputata la quota parte che avrebbe dato luogo a tassazione secondo le regole della distribuzione degli utili (49,72% o 40% prima del 2008).

Su questo motivo, e su molti altri, si incentrava la difesa del contribuente, il quale lamentava come la condotta accertativa seguita dagli agenti del fisco avesse rappresentato un disconoscimento totale delle garanzie e della separazione, patrimoniale e giuridica, offerta dalle società di capitali.

La Ctp di Brescia, chiamata a pronunciarsi sulla controversia, ha avallato la tesi accertativa dell’Agenzia delle entrate, respingendo in toto le eccezioni sollevate dal ricorrente. «La pretesa tributaria», si legge in motivazione, «è, invero, priva di effetti con riguardo alla società, per il solo fatto che quest’ultima è stata cancellata dal registro delle imprese», mentre gli accertamenti rivolti alla persona fisica «restano indenni da ogni vizio in via derivata, essendo stati autonomamente notificati nei confronti del socio unico della srl e, dunque, di colui che l’ha gestita nel 2006 e 2007 ed è stato chiamato a rispondere dei ricavi occultati». La richiesta erariale può, secondo la Ctp, ben esser rivolta al contribuente, e ciò «trova fondamento nella previsione dell’art. 2495 del codice civile, che autorizza espressamente che i creditori sociali, fra i quali figura l’Agenzia, possano far valere i loro crediti nei confronti dei soci dopo l’estinzione della società».

Da ultimo, il collegio si sofferma sul fatto che al socio unico sia stata addebitato l’intero ammontare dei redditi accertati, e non la quota parte corrispondente alla distribuzione degli utili, come stabilito dall’articolo 47, comma 1, del Tuir. «L’articolo 47 non può trovare alcuna applicazione», precisa la sentenza, poiché la ripartizione tra società e soci del reddito imponibile presuppone il fatto che lo stesso sia stato dichiarato e tassato: «Il che, non essendo avvenuto, induce che il carico tributario, dopo l’estinzione della società, non può che essere esatto nei confronti del solo socio unico».

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