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«Rispetto per Equitalia, applica la legge»

ROMA — «Le parole sono pietre, attenzione a come si utilizzano nei confronti di Equitalia e dei loro funzionari, attribuendogli responsabilità che esulano dai loro compiti». Il presidente del Consiglio Mario Monti si rivolge ai dipendenti dell’Agenzia delle Entrate citando lo scrittore Carlo Levi e dando loro completo appoggio dopo le centinaia di episodi di violenza contro i dipendenti della società di riscossione. «Voi non fate altro che applicare la legge — ha detto il premier durante la visita alla sede dell’Agenzia rivolgendosi anche ai dirigenti — pagare le tasse è un dovere, se tutti pagassero il dovuto tutti pagherebbero di meno». Se l’atteso sostegno agli «sceriffi del Fisco» è arrivato, così non è stato per il preannunciato via libera ai decreti ministeriali che avrebbero dato ossigeno finanziario alle imprese, sbloccando i pagamenti della Pubblica amministrazione.
Il tavolo tecnico, convocato in mattinata, non ha trovato la quadra con le banche e i rappresentanti delle imprese e così i decreti slittano. E’ stato il ministro dello Sviluppo Corrado Passera a spiegare che «siamo vicini alla redazione finale, è veramente questione di poco». Così la data utile potrebbe essere mercoledì prossimo, con il primo Consiglio dei ministri del premier di ritorno dal tour americano, e giorno della nomina ufficiale di Giorgio Squinzi a presidente della Confindustria. Ma alle imprese non piace come si sta mettendo la parte normativa dei decreti e il presidente di Confartigianato Cesare Fumagalli in una dura intervista all’Agi ha criticato il governo accusandolo di «cercare una quadra impossibile tra il pagamento dello stock arretrato e l’impegno di non far emergere il debito sulla contabilità nazionale». Oggi replicherà le sue perplessità nel corso della trasmissione di Radio24 come prova, indiretta, di un sostanziale appoggio a queste critiche anche da parte di Confindustria.
In attesa che si trovi una soluzione condivisa per sbloccare i debiti della Pubblica amministrazione, stimati da Bankitalia in 62 miliardi di euro, e che non sia poi bocciata da Bruxelles, il premier ieri si è intrattenuto con il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera per affrontare alcuni temi caldi, in grado di smorzare la tensione con i contribuenti. Così, in qualità di ministro dell’Economia, avrebbe condiviso l’idea prospettata da Befera di aumentare da 8 mila a 20 mila euro la soglia dei debiti fiscali oltre la quale scatta l’iscrizione di una ipoteca sulla casa e un nuovo meccanismo di rateizzazione. Nel rapido incontro, una mezzoretta in tutto, Monti e Befera hanno affrontato anche il tema della riduzione dell’aggio per i ritardati pagamenti che attualmente è del 9% e che potrebbe scendere al 7%.
Befera, rivolgendosi al premier in una nota, ha difeso l’operato dei suoi uomini perché «il nostro oggi è un lavoro difficile e ingrato». Ha poi sottolineato che il comportamento degli emissari del Fisco «non è frutto di decisioni discrezionali ma risponde in ogni suo momento a precise prescrizioni normative». «Siamo di fronte a un incredibile capovolgimento della realtà — ha continuato il direttore dell’Agenzia delle Entrate — perché si fa strada invece una certa disinformazione che tende ad assimilare l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia a società private di lucro che agirebbero a loro arbitrio per trarne profitto a danno dei contribuenti».
Ma il disagio dei contribuenti, in particolare le piccole imprese, sta salendo anche sul fronte dei famosi decreti per le compensazioni. Fumagalli ha spiegato che la sua base degli artigiani «è in fermento perché, al momento, la possibilità di compensazione scatterebbe solo per i tributi iscritti a ruolo». «Una cosa assurda — ha spiegato il presidente degli artigiani — perché sono iscritti a ruolo solo quelli che qualcosa al Fisco non hanno versato, ora che siano addirittura privilegiati per noi è inaccettabile». Un altro punto critico che ha fatto «saltare» l’accordo è quello che riguarda il massimale di garanzia del fondo (grazie al quale è resa praticabile l’ipotesi del pro solvendo) che attualmente è fissato a 2,5 milioni di euro. Se si attinge al massimale anche per i debiti della P. A. — sostengono le imprese — si va a consumare il «castelletto» riducendo o bloccando la già difficile erogazione del credito. Per i tecnici del ministero dello Sviluppo è un problema facilmente risolvibile introducendo la possibilità di alzare il tetto, ma le imprese non sono così convinte e il disagio aumenta anche in vista della «tempesta perfetta» quando, entro giugno, maturerà il pagamento dell’Imu, dell’Irpef e dell’Ires.

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