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«Rispettare le regole ma la deflazione va battuta»

«La diagnosi è condivisa», dice un consigliere dell’Eliseo alla fine dell’incontro tra François Hollande e Mario Draghi: il rischio di deflazione e crescita nulla o debole sono le maggiori minacce oggi per l’economia europea. E anche sulla terapia il capo di Stato francese e il presidente della Bce sembrano concordare, perché hanno deciso di «lavorare insieme per rilanciare la domanda europea agendo sulle leve del bilancio e della moneta». Le fonti dell’Eliseo tengono a precisare che l’identità di vedute tra Hollande e Draghi riguarda anche la necessità di rispettare i patti europei. Nessuno del resto si aspettava il contrario: il presidente francese, che dal giorno della sua elezione il 6 maggio 2012 chiede un «riorientamento» della politica economica europea in favore della crescita, ha sempre sostenuto che più attenzione verso posti di lavoro e rilancio dell’economia sarebbe ampiamente consentita dal patto sottoscritto nel 1997, che infatti si chiama «patto di Stabilità e Crescita». 
Ma nel giorno dell’intesa Hollande-Draghi, l’entourage dell’Eliseo vuole sottolineare comunque l’impegno a rispettare le regole: non si vogliono dare ulteriori motivi di perplessità alla cancelliera tedesca Angela Merkel, custode del rigore durante questi anni di crisi finanziaria ed economica.
I rapporti tra Merkel e Draghi sono sembrati più tesi del solito dopo che il settimanale tedesco Der Spiegel ha riferito di una telefonata avvenuta nei giorni scorsi tra la Cancelliera e il capo della Bce: Merkel avrebbe chiamato Draghi per chiedere spiegazioni sul suo discorso del 22 agosto al forum di Jackson Hole, negli Stati Uniti. Ieri il portavoce della Cancelliera, Steffen Seibert, ha precisato che è stato Draghi a prendere l’iniziativa di parlare a Merkel, e non il contrario. Un modo per spiegare che Berlino rispetta l’indipendenza della Banca centrale europea, sullo sfondo comunque di un progressivo allontanamento di Draghi dalle posizioni tedesche. «La flessibilità esistente all’interno delle regole dovrebbe essere usata per meglio indirizzare la ripresa debole e per fare spazio ai costi per le necessarie riforme strutturali», aveva detto Draghi a Jackson Hole, accogliendo l’impostazione molte volte enunciata dalla Francia e anche dall’Italia.
Il primo ministro francese Manuel Valls nei giorni scorsi ha salutato le parole del presidente della Bce, e soprattutto la decisione presa a giugno di abbassare ancora i tassi. «Quella è stata una mossa che ha permesso di abbassare il valore dell’euro del 6 per cento», ha detto Valls, che da tempo denuncia i danni di un euro troppo forte. «Sono segnali importanti, la politica monetaria comincia a cambiare, ma bisogna andare ancora più lontano», ha detto ancora Valls domenica. L’incontro di ieri all’Eliseo, anche se mancano dichiarazioni ufficiali, sembra suggerire che Draghi potrebbe avere accolto gli appelli francesi.
La controprova si avrà giovedì, con la riunione del consiglio direttivo della Bce e la successiva conferenza stampa: Draghi potrebbe annunciare finalmente le tanto attese misure di quantitative easing (acquisto di titoli finanziari pubblici e privati) sull’esempio di quanto ha fatto in Giappone il premier Shinzo Abe, oppure attendere ancora per vedere gli effetti delle misure intraprese a giugno. In ogni caso, dai toni usati si capirà se davvero la politica economica europea si sta spostando verso le richieste di Parigi e Roma.

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