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Risparmio, Santander vuole Pioneer

Nella forma sarà un consiglio di routine quello previsto oggi a Milano nella sede di Unicredit. Ma è scontato che l’amministratore delegato Federico Ghizzoni illustrerà al board ulteriori dettagli sulle tre offerte presentate dai pretendenti a Pioneer, l’asset manager controllato dalla istituto di Piazza Gae Aulenti, con 185 miliardi di masse gestite. E potrebbe decidere a ruota anche il nome del candidato con cui aprire una trattativa in esclusiva. Ghizzoni, che al dossier lavora ormai da settimane con il direttore finanza Marina Natale, ha infatti già ricevuto dal board le deleghe per decidere quale schieramento scegliere per il futuro di Pioneer. Da quanto emerge, risulterebbe in pressing il Banco Santander che si presenta con il suo alleato forte proprio nell’asset management, il fondo anglo-americano Warburg Pincus, specializzato in investimenti nel settore finanziario. Il veicolo candidato da Madrid è infatti Santander asset management, joint venture paritetica con Warburg Pincus e 147 miliardi di patrimonio. Il confronto in consiglio sarà un passaggio chiave per valutare tutte le offerte sul tavolo in materia di prezzo, piano industriale e governance per il 50% di Pioneer. Visto che non c’è convergenza tra i membri del board.
La banca spagnola a primavera si era affacciata sul dossier per poi abbassare la guardia quando è mancato Emilio Botin. L’arrivo alla presidenza della figlia Ana, fautrice di un consolidamento della banca nel risparmio gestito attraverso alleanze, ha nel giro di pochi giorni rimesso il dossier Pioneer in evidenza. E’ stato uno scatto in avanti che ha contribuito a spingere al rialzo le valutazioni fatte dagli altri due candidati forti a Pioneer. Ossia il private equity inglese Cvc in alleanza con Gic, il fondo sovrano di Singapore, e sul fronte opposto il fondo inglese Advent le cui proposte saranno approfondite oggi dal board. Dopo l’ingresso di Santander le offerte dei candidati sono state riviste al rialzo rispetto ai 2,5 miliardi ipotizzati ad agosto. Adesso si parla di un multiplo pari a otto-nove volte l’ebitda previsto nel 2014 e pari a 270 milioni, il che spinge i valori per il 100% Pioneer tra i 2,4 e 2,7 miliardi. La quota che incasserebbe Unicredit si colloca quindi tra 1,2 e 1,3 miliardi per il 50%. Una somma che dal punto di vista patrimoniale equivale a ben più di 20 punti base a livello di common equity Tier 1. Ma il prezzo non è tutto. Santander ha proposto a Unicredit di conferire Pioneer in Santander asset management a fronte di una quota del 50% nella nuova entità che gestirebbe masse per 328 miliardi. In pratica Unicredit non incasserebbe nulla ma avrebbe azioni di una società più forte. La proposta spagnola ieri non aveva ottenuto il consenso di tutti i membri del board. Con i fondi, la società avrebbe una crescita più su linee esterne anche dal punto di vista dell’offerta geografica: Cvc e Advent hanno una forte presenza negli Usa, inoltre Cvc (e l’alleato Gic) offre un accesso forte all’Asia e lascerebbero ai manager Pioneer autonomia. Con Santander sarebbe un’operazione più difensiva, giocata sul consolidamento e le sinergie con la rete bancaria.

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