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Risparmio, patrimonio record

L’industria del risparmio gestito ha chiuso il quarto trimestre 2012 con una raccolta negativa per 4,9 miliardi. Un risultato peggiore rispetto ai 979 milioni incassati a fine settembre e che è stato determinato esclusivamente dal cattivo andamento delle gestioni di portafoglio (vale a dire gpm, gpf, patrimoni previdenziali, assicurativi e altre gestioni) dalle cui casse sono usciti ben 6,5 miliardi.
Decisamente controtendenza, invece, il comportamento delle gestioni collettive: i fondi (aperti e chiusi) nel periodo considerato, infatti, hanno portato in dote al sistema 1,6 miliardi. Una cifra di tutto rispetto, ma che non è stata sufficiente a rimettere in carreggiata il saldo complessivo dell’industria.
E così il comparto ha archiviato il 2012 con i conti in rosso per quasi 12 miliardi: -14 dalle gestioni e +2,6 dai fondi. Il dato quindi resta negativo, ma è di gran lunga migliore rispetto a quello registrato nel 2011, quando la perdita accusata dai gestori era pari a oltre 40 miliardi. Allora sembrava che la crisi dell’asset management non solo non avesse una fine, ma fosse destinata a peggiorare. Nella realtà, invece, i numeri dicono che così non è.
La strada è ancora lunga, ma un riavvicinamento degli investitori verso il risparmio gestito è un dato di fatto, complice il supporto del canale bancario che è tornato a collocare fondi comuni (soprattutto quelli a cedola).
Tornando all’analisi delle statistiche, c’è un altro dato degno di nota ed è quello relativo al patrimonio che, sfiorando quota 1.200 miliardi, ha toccato un nuovo record con una crescita superiore al 21% rispetto al trimestre precedente e pari al 30% rispetto al dicembre del 2011.
Sono queste le cifre che emergono dalla consueta mappa trimestrale elaborata da Assogestioni (associazione dei gestori), che fotografa la situazione dell’asset management nel nostro paese.
Analizzando il solo comparto dei fondi aperti, anche il quarto trimestre conferma la buona impostazione dei prodotti obbligazionari che hanno rastrellato 6,7 miliardi portando così il saldo dell’intero 2012 a una cifra che supera i 23 miliardi. Positivo anche il trimestre per i flessibili, in attivo per più di un miliardo (435 milioni nel 2012), mentre è ancora pollice verso per i fondi monetari, la cui emorragia non si è mai arrestata fino a portare la tipologia a chiudere l’anno con i conti in rosso per 12,6 miliardi. Segno meno anche per azionari e bilanciati.
È interessante anche analizzare la domiciliazione dei prodotti: le preferenze dei sottoscrittori si sono indirizzate sui fondi di diritto estero che in tre mesi hanno raccolto ben 2,3 miliardi, mentre piacciono di meno quelli tricolore negativi per 778 milioni.
Nella classifica delle società per patrimonio gestito, con il 30% del mercato la pole position spetta al gruppo Generali, seguito da Intesa Sanpaolo e da Pioneer Investments (gruppo UniCredit). Il colosso assicurativo di Trieste (che in ottobre ha incorporato gli asset di Generali Investments France S.A. e le attività di gestione e di distribuzione di fondi comuni armonizzati di Generali Investments Deutschland KAGmb), detiene anche il primato di deflussi (-7,9 miliardi).
Trimestre in rosso pure per Pioneer, Bnp Paribas e Allianz, mentre hanno registrato saldi positivi Poste Italiane (con 931 milioni ha ottenuto il risultato migliore in assoluto), Intesa Sanpaolo (799 milioni), Azimut (662) Invesco (651) State Street Global (588), Franklin Templeton (525) e Pictet (330 milioni).

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