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Risparmio, le oltre 5mila controversie sanate dall’arbitro Consob

Sono trascorsi più di tre anni da quando, il 9 gennaio 2017, l’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf) ha iniziato la sua attività. È stato un periodo di lavoro intenso. L’Arbitro, istituito nel 2016 dalla Consob quale organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra risparmiatori e intermediari, si è adoperato al massimo per assolvere la sua funzione: mettere a disposizione del mercato uno strumento nuovo e gratuito di soluzione delle dispute in materia di risparmio al di fuori delle aule dei tribunali.

I dati relativi al 2019, resi noti ieri, integrano quelli degli anni precedenti e forniscono un quadro d’insieme sul primo triennio di attività. Essi consentono, senza autocompiacimento, di guardare con soddisfazione al lavoro svolto. Al tempo stesso, incoraggiano a fare di più e di meglio per il futuro. In particolare, nei casi risolti a favore dei risparmiatori il tasso di esecuzione delle decisioni dell’Acf, di per sé non vincolanti per gli intermediari, si è assestato all’80%.

È una soglia elevata ma ci adopereremo per innalzarla ulteriormente, così da massimizzare i benefici dello strumento anche a fini deflattivi del contenzioso giudiziario.

Sono oltre 5.300 i ricorsi pervenuti nel triennio 2017/2019 (5.800 ad oggi) e superano i 55 milioni di euro i risarcimenti riconosciuti, con un tasso di accoglimento del 65%. La platea di chi può rivolgersi all’Arbitro è ampia. Il limite di competenza per valore (500.000 euro) riconduce ad esso buona parte del contenzioso finanziario. L’Acf si sta rivelando un osservatorio interessante. Conferma, ad esempio, la disparità di genere per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza finanziaria, con la titolarità dei rapporti d’investimento in capo agli uomini in quasi il 70% dei casi. Tra gli under 40 si intravedono tuttavia incoraggianti segnali di rimozione del gap. Inoltre, l’età dei ricorrenti è elevata, con il 70% circa di over 55, segno di una spiccata concentrazione della ricchezza tra i meno giovani e di una trascurabile, se non inesistente, capacità delle nuove generazioni di produrre risparmio.

Il contenzioso finanziario è tuttora materia ostica per molti investitori retail, che nel 60% dei casi hanno preferito farsi assistere da un legale, stante anche il peso economico delle controversie (quasi 60.000 euro a ricorso in media, per oltre 300 milioni di risarcimenti richiesti). Tra i servizi d’investimento, la consulenza si è rivelato il più critico, il che non sorprende se si considera la sua funzione di indirizzo delle scelte finanziarie, poi gioco forza sottoposte dal risparmiatore anche alla verifica dei risultati.

Permangono, in ogni caso, ampi margini di miglioramento nelle dinamiche relazionali tra i due attori. Gli intermediari è bene valorizzino sempre in modo trasparente, coerente e verificabile gli scambi informativi, dando concretezza operativa alla fondamentale regola di servire al meglio l’interesse dei clienti. A loro volta, gli investitori retail sono chiamati a trasformare posizioni solo rivendicative – di chi vede la fiducia riposta prima, tradita poi – in attiva partecipazione al processo d’investimento, di cui non devono limitarsi a subire gli effetti ma concorrere ad indirizzarne l’andamento. Serve per questo un salto di qualità, considerato lo scarso livello di alfabetizzazione finanziaria di ampi strati della popolazione.

Gli orientamenti applicativi della normativa sui servizi d’investimento elaborati dal Collegio Acf (2.400 decisioni ad oggi consultabili sul sito www.acf.consob.it, le più rilevanti delle quali massimate nella Relazione 2019) possono rappresentare un’utile bussola comportamentale tanto per gli intermediari che per i risparmiatori, ai quali saranno anche dedicate mirate iniziative di educazione finanziaria.

Un’annotazione finale. Gli organismi Adr (Alternative dispute resolution) sono strumenti efficaci in condizioni ordinarie di mercato. Crisi aziendali o, peggio, sistemiche ne depotenziano fortemente l’azione, penalizzata dalla non vincolatività delle decisioni. Le vicende bancarie dell’ultimo quinquennio e situazioni di diffusa illiquidità dei titoli di alcune banche hanno rappresentato un banco di prova importante per l’Acf. Le numerose decisioni assunte su questo fronte hanno trovato esecuzione grazie ad un intervento legislativo del 2018 o accordi conciliativi. È tema che merita una riflessione.

 

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