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Risparmio, le mosse anti-speculazione

Spread che si impenna, Piazza Affari che arretra in modo pericoloso. Il brusco ritorno al passato che nessuno si augurava mette di nuovo alla prova i nervi degli investitori italiani, proprio come qualche mese fa. Ora come allora, il dubbio che assilla i pensieri di chi prova a difendere a fatica i propri risparmi dalle insidie dei mercati è la stessa: vendere i BTp e le azioni che si hanno in portafoglio oppure tenere duro e attendere che la bufera passi?
Il consiglio generale dei gestori è, come di consueto, quello di non farsi prendere dal panico e di non agire in maniera avventata. Anche perché tutto si può dire tranne che la volatilità di questi giorni non fosse da mettere in conto: che l’avvicinarsi delle elezioni italiane avrebbe portato incertezza era scontato, il rapido succedersi degli avvenimenti negli ultimi giorni ha forse soltanto anticipato e reso più acuti i movimenti. Non per questo però cambia la sostanza dell’analisi economica di fondo: «La reazione di queste ultime ore – conferma Giovanni Daprà, direttore degli investimenti di MoneyFarm Sim – è legata più ai movimenti degli investitori retail che alle mosse degli istituzionali, che invece mantengono una visione positiva sui mercati europei. Consigliamo quindi ai risparmiatori di stare fermi e anzi di approfittare di eventuali discese dei prezzi per incrementare le posizioni».
Il discorso vale a maggior ragione per chi ha in tasca titoli del Tesoro e intende conservarli fino alla scadenza. «La via del rigore dei conti pubblici intrapresa dal governo Monti – sottolinea Antonello Sanna, amministratore delegato di Scm Sim – è un processo irreversibile qualunque sia l’esito delle prossime elezioni e questo rassicura sulla tenuta dei BTp, che continuano d’altra parte a offrire rendimenti a scadenza di tutto interesse».
Qualche dubbio in più resta invece su Piazza Affari, protagonista nelle ultime settimane di un rally che probabilmente non è del tutto giustificato dai fondamentali e legata nel bene e nel male alle sorti dei titoli bancari: «Senza chiari segnali di ripresa economica a livello europeo e soprattutto italiano – aggiunge Sanna – i movimenti visti in Borsa negli ultimi tempi sono insostenibili, prima di puntare dritto sulle azioni attenderei quantomeno un’inversione di tendenza nella dinamica della disoccupazione e in quella dei consumi».
L’alternativa resta come al solito la liquidità, per altro sempre ben remunerata dalle banche italiane alla costante ricerca di denaro. Il problema, in questo caso, è avere bene chiaro in mente il motivo per cui si decide di rifugiarsi nel «cash», perché i tassi che in alcuni casi continuano a superare il 4% annuo lordo richiedono il parcheggio del denaro per periodi abbastanza lunghi, dai 6 mesi in su. «Se si pensa di stare alla finestra per un breve periodo in attesa di riallocare di nuovo il denaro sul l’Europa – spiega Daprà – è forse meglio utilizzare strumenti davvero liquidi, come l’Etf Eonia, che si possono smobilizzare facilmente per sfruttare ogni minima occasione nel momento in cui si dovesse presentare». Tenere le mani libere, insomma, anche a costo di ricevere in cambio rendimenti nulli.

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