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Il risparmio gestito spinge l’utile Intesa: 3,3 miliardi in 9 mesi

Meno dipendenti, meno filiali e più profitti per Intesa Sanpaolo, insieme al forte miglioramento dei crediti deteriorati. Battendo le stime degli analisti, la banca guidata da Carlo Messina ha messo a segno utili netti per 3,31 miliardi nei primi nove mesi dell’anno (+9,9%), consentendole così di confermare per l’intero 2019 un utile superiore a quello dell’anno prima (4 miliardi) e il pagamento di un dividendo pari all’80% del risultato ottenuto. In futuro, Messina non ha escluso che si possano distribuire acconti sui dividendi: «Potrebbe essere un’opzione – ha detto ma stiamo ancora valutando».
Intanto, l’amministratore delegato ha sottolineato la soddisfazione per i risultati ottenuti nonostante «un contesto più complesso del previsto». Bene anche il terzo trimestre – il migliore dal 2007 per le commissioni incassate – nonostante il lieve rallentamento stagionale, rispetto al trimestre precedente, di molte voci del bilancio.
Considerando i nove mesi, c’è da registrare il forte balzo degli utili da attività finanziarie, più 24%, e l’altrettanto netto risanamento dei crediti in difficoltà: lo stock è diminuito del 13,3% rispetto a dicembre scorso e ormai questi prestiti rappresentano il 7,6% dei crediti complessivi (il 3,6% al netto delle rettifiche). Molto più leggero il conto delle rettifiche nette – in calo del 17,7% rispetto ai primi mesi del 2018 e ai minimi dal 2007 – mentre il passaggio da crediti in bonis a crediti detriorati «non è mai stato così basso».
Migliora la qualità del credito, quindi, mentre aumenta la raccolta diretta dalla clientela (+11,6 miliardi da fine anno) e soprattutto il risparmio gestito: 21,1 miliardi in più da inizio anno e 2,5 miliardi di flussi netti solo negli ultimi tre mesi. È con questa voce che Messina conta di far crescere la banca, puntando ad aggredire buona parte dei 240 miliardi di risparmi conservati in conti correnti e depositi amministrati presso la banca. I primi risultati positivi sono «già visibili nel terzo trimestre, con prospettive più positive», ha spiegato Messina.
Continua, intanto, l’opera di dimagrimento di Intesa: i costi operativi sono scesi del 2,5% rispetto ai primi 9 mesi 2018, mentre l’accordo sindacale del maggio scorso porterà all’uscita volontaria di 1.600 persone entro il 2021 (oltre alle 9.000 già previste). Altre 1.000 persone hanno chiesto di aderire al piano volontario e la banca sta valutando cosa fare. Possibili anche mille nuove chiusure di sportelli, oltre alle 1.100 già previste.

Vittoria Puledda

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