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Risparmio energetico, più incentivi

di Carlo Arcari

Meno fondi facili alle rinnovabili più incentivi al risparmio energetico. «L'energia è un driver fondamentale per la crescita, la competitività e lo sviluppo delle aziende italiane», ha affermato Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria intervenendo ieri alla Mobility conference organizzata da Assolombarda e Cciaa.

I punti fermi per noi sono tre: investimento nelle rinnovabili, nel nucleare, e nell'efficienza energetica. E ha chiesto la modifica «anche il Titolo V per far sì che le grandi opere infrastrutturali energetiche tornino ad una decisione nazionale». «Nel settore delle energie rinnovabili siamo cresciuti molto, eravamo indietro rispetto all'Europa e oggi siamo al secondo posto», ha aggiunto, «Bene, ma ci sono delle correzioni da fare nel nostro sistema di sostegno a questo settore con una graduale riduzione degli incentivi che sono tra i più alti d'Europa».

Oltre agli evidenti benefici ambientali le energie ricavate da fonti eolica, fotovoltaica e da biomasse, consentono un migliore mix produttivo e favoriscono l'indipendenza energetica del Paese. Ma questo sviluppo, è atteso da qui al 2020 il raggiungimento di una produzione pari 99 Twh di rinnovabili: +30 dei 69 attuali, secondo Confindustria dovrà avvenire in modo più equilibrato e misurato sui nostri effettivi bisogni. L'attuale sistema degli incentivi infatti sta drogando il mercato facendo aumentare a dismisura le domande di connessione che a fine 2010 erano arrivate a coprire una capacità produttiva di 190 Gwh quando il fabbisogno nazionale di picco non supera i 56,4 Gwh. D'altro canto si stima che quest'anno il giro d'affari del fotovoltaico diffuso in Italia sia arrivato a fatturare 19,5 miliardi». «Il sistema attuale ha consentito un forte sviluppo del settore», ha ammesso Fulvio Conti, a.d. di Enel, intervenendo al convegno, « ma è necessaria una riforma del quadro normativo che favorisca la realizzazione di progetti reali ad alto contenuto industriale» .

«Siamo molto a favore dell'efficienza energetica che è un elemento fondamentale», ha sottolineato Marcegaglia, «abbiamo fatto uno studio che dice che se noi avessimo mantenuto gli incentivi all'efficienza energetica che erano in piedi fino alla fine del 2010 e che oggi sono stati cancellati in parte noi avremmo potuto aggiungere lo 0,4% di pil all'anno fino al 2020, creando 800 mila nuovi posti di lavoro. Il costo per lo stato sarebbe di 1,5 miliardi, ma il risparmio sulla bolletta sarebbe di 3 miliardi, senza contare il risparmio della CO2».



 

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