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Risparmio Come guadagnare con prezzi e tassi vicini allo zero Che effetto ha sulle diverse asset class una crescita dei prezzi poco sopra allo zero? I Btp rendono sempre di meno: esistono ancora spazi per guadagnare con lo spread? Perché comprare ora i Btp indicizzati all’inflazione se il costo della vita è quasi fermo?

Rendimenti più bassi e dunque più rischio da mettere in conto se si vogliono raggiungere le stesse vette di un anno fa. II terzo fattore è l’inflazione: continua a raffreddarsi, l’ultimo incremento su base annua è stato pari allo 0,4%. Così, chi non vuole alzare la posta del rischio, può contare sul fatto che l’erosione del capitale dovuto al costo della vita oggi è quasi ridotta a zero, mentre un anno fa era pari all’1,6%.
In estrema sintesi questa è la scena su cui si muovono oggi gli investitori italiani grandi e piccoli, mentre Piazza Affari sale (è stata per molto tempo tra le peggiori) e i Btp continuano ad accorciare la distanza che li separa dai bund tedeschi, scesa anche fino a 165 punti per il titolo di riferimento decennale. Un ritorno di interesse e di fiducia che accende qualche speranza, anche se non risolve i problemi del nostro Paese, bisognoso di crescere per guarire dalla disoccupazione e per tenere a bada il debito pubblico.
I prezzi che aumentano pochissimo, sempre meno nell’ultimo anno, mantengono aperte diverse possibilità agli investitori. Se però il processo non si ferma, l’eurozona rischia la deflazione, lo scenario dove il costo della vita diminuisce e dove tutto si avvita, lasciando una ragion d’essere solo al mantenimento della liquidità. Per chi ne ha, perché quando tutto precipita anche i redditi e i salari patiscono gravi conseguenze e accumulare ricchezza diventa sempre più difficile.
Nell’ultima riunione della Banca centrale europea, Mario Draghi e il board della Bce hanno deciso di non abbassare ulteriormente i tassi di interesse, confermati al minimo storico dello 0,25%. La Bce, però, ha ribadito che potrebbe utilizzare misure non convenzionali,come l’acquisto di titoli sul secondario per dare liquidità al sistema, il «quantitative easing» praticato da Stati Uniti e Giappone, per evitare lo scenario deflattivo. Una possibilità che potrebbe restare teorica, se hanno ragione gli osservatori che si aspettano invece un miglioramento delle cose e quindi un rialzo dell’inflazione per cause naturali (attese di ripresa o qualcosa di simile) nel giro di due o tre mesi.
Ma anche nel caso in cui l’assideramento dei prezzi in Europa continui a peggiorare e Draghi sia costretto a intervenire, l’azione della Bce questa volta non incontrerà grandi opposizioni. «Nel suo mandato infatti è chiaramente espresso l’obiettivo del mantenimento di una crescita dei prezzi dell’eurozona inferiore al 2% ma in ogni caso positivo», dice Fabrizio Quirighetti, chief economist di Banca AlbertiniSyz.

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