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Risparmio, Borse troppo su? Ecco tre errori da non fare

MILANO — Chi si stupisce dei record storici inanellati, giorno dopo giorno, dalle Borse di New York e di Francoforte, deve fermarsi un attimo e guardare ancora più su. Dove? Non ai singoli listini — alcuni ai massimi, altri ben più giù — ma alla cosiddetta «Borsa delle Borse»: il superindice Global Dow, che riassume l’andamento delle quotazioni delle più grandi aziende del mondo. Ieri è risalito agli stessi livelli della primavera del 2007, a pochi mesi dal picco, prima che i mutui «subprime» congelassero il mercato interbancario dando il via ufficiale alla crisi.
Ieri, intanto, per le Borse è stata una nuova giornata di rialzi. Trainate dai dati della bilancia commerciale cinese e dalla crescita della produzione industriale tedesca, New York è salita dello 0,32%, Francoforte dello 0,83% (entrambe a un nuovo record), Parigi dello 0,89% e Milano dello 0,78%. Maglia rosa addirittura ad Atene (+7,37%), complice un’asta positiva di titoli di Stato. In rialzo, poi, i tassi tedeschi. E, con lo spread italiano stabile sotto i 260 punti base, il Tesoro ha annunciato un’asta fino a 8 miliardi per lunedì.
Vista la direzione rialzista delle notizie (finanziarie), sul mercato azionario si è tornato a parlare di rischio-bolla. Se così è, però, oltre alle bolle ci sono anche le «sbolle»: Wall Street e Francoforte sono sì da record, ma Milano è sotto del 60% rispetto ai massimi del 2007 e Parigi del 36%. Le differenze sono pesanti anche sul fronte economico, con la crescita americana che fa da contraltare alla recessione sudeuropea. E mentre i Paesi mediterranei sono alle prese con il «credit crunch», in Germania Deutsche Bank prepara un aumento di capitale miliardario e negli Stati Uniti Apple ha appena raccolto 17 miliardi.
Gli esperti consigliano di non esporsi troppo sui mercati già «alti», dai Bund alle azioni a stelle e strisce; di non svendere sui mercati «bassi», sperando che la ripresa arrivi anche lì; e di non ragionare troppo con i vecchi schemi: come quello dei «beni rifugio», visto il recente scivolone dell’oro e il tetto della Banca nazionale svizzera all’apprezzamento del franco.
Nel frattempo le banche centrali americana, britannica e giapponese continuano a pompare liquidità. Oggi, a Londra, potrebbe essere annunciato un aumento del piano di acquisto di asset. E oltre Manica le spalle della Bce stanno sostenendo la ripresa del mercato del debito, mentre a Berlino la stampa ipotizza nuovi possibili interventi della Banca, su cui i tedeschi avrebbero però delle riserve. E ora? Se di bolle si tratta, il pericolo dei pericoli è che scoppino prima che ripartano i consumi. Se, invece, sarà la stessa corsa della finanza a spingere il lavoro e la spesa, allora è tutto un altro discorso.

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