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Risparmio ai minimi da undici anni

di Francesca Basso

MILANO — La propensione al risparmio delle famiglie ha toccato il livello più basso degli ultimi 11 anni. Segno meno anche per il potere d'acquisto. Il reddito disponibile, invece, è aumentato. È l'Italia raccontata dalle cifre dell'Istat.

Ma se il reddito disponibile è aumentato, come mai il tasso di risparmio è sceso? Perché è il risultato di una crescita del reddito disponibile più contenuta rispetto alla dinamica della spesa per i consumi finali: nel secondo trimestre di quest'anno è stato +0,5% contro +0,9%. Rispetto allo stesso periodo di un anno fa, il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,3% mentre la spesa per i consumi finali ha segnato un +3,7%. Ad essere diminuito è anche il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile in termini reali), che ha segnato un -0,2% rispetto al trimestre precedente e -0,3% sullo stesso periodo del 2010.

Insomma, nel secondo trimestre 2011 la propensione al risparmio degli italiani — che è il rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile — si è attestata all'11,3% ed è scesa di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2 punti rispetto al secondo trimestre di un anno fa. Solo nel primo trimestre del 2000 si registrò una percentuale più bassa, pari all'11,1%.

Altro segno meno registra il tasso di investimento delle famiglie (rapporto tra gli investimenti fissi lordi, che comprendono gli acquisti di abitazioni e gli investimenti strumentali delle piccole imprese classificate nel settore, e il reddito disponibile lordo): sempre nel secondo trimestre è stato pari all'8,9%, più basso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e invariato rispetto al secondo trimestre del 2010.

I dati dell'Istat allarmano i consumatori, che parlano di «situazione drammatica del potere d'acquisto delle famiglie» e puntano il dito contro i recenti provvedimenti presi dal governo. Per Federconsumatori e Adusbef «la manovra è stata del tutto iniqua e sbagliata e produrrà un ulteriore e forte calo del potere di acquisto delle famiglie e un aumento esponenziale delle difficoltà di queste ultime, costrette a fare i conti con i continui aumenti di prezzi e tariffe». Il risultato, calcolano, sarà «un'ulteriore fortissima contrazione dal 4 al 6%, con una caduta di reddito, nel 2014, di circa il 6,3%». Critica anche Confesercenti: «Crescita praticamente svanita, chiusure di imprese e perdita di posti di lavoro, non potevano non pesare sul potere d'acquisto delle famiglie». Il nervo scoperto è l'aumento dell'Iva: «La manovra economica peserà ancora di più sulle famiglie e sulle imprese — sostiene l'associazione — anche perché si è scelto soprattutto la via dell'aumento delle entrate a partire dall'Iva, invece dei tagli di inutilità e di sprechi nella spesa pubblica».

Gli effetti della riduzione del potere d'acquisto sono già stati registrati dalla Coldiretti, che ha evidenziato un calo dei consumi a tavola pari all1,5% nel primo semestre 2011, con tagli elevati, pari al 6% per la carne di vitello, del 5% per i prodotti ittici ma che toccano anche pane (-9%), pasta (-4%), frutta (-3%) e latte fresco (-2%). Ma l'attenzione al risparmio da parte degli italiani in questa fase di crisi è evidente anche dai dati relativi alle tipologie commerciali. Sebbene perdano terreno tutti gli esercizi indistintamente, la Cia, Confederazione italiana agricoltori, segnala un calo per gli ipermercati (-2,7% tra gennaio e luglio). Segno più, invece, per i discount nel primo semestre dell'anno (+0,9%). Insomma, continua a crescere anche nel 2011 il numero di famiglie che, per le difficoltà economiche, compra prodotti alimentari di qualità inferiore e ricorre alle promozioni commerciali: si passa dal 30% nel 2010, secondo la Cia, al 40% di quest'anno.

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