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Risparmiatori alla prova del mini-BoT

di Maximilian Cellino

La buona notizia per le casse dello Stato si trasforma in un'opportunità sfumata per il risparmiatore: il super-Bot al quale i palati più ghiotti si erano assuefatti nei mesi scorsi non esiste più. O per lo meno non è al momento disponibile, perché il ritorno di appetito dei grandi investitori internazionali per i nostri «Buoni» ha provocato un brusco ridimensionamento dei loro rendimenti. Il titolo a 12 mesi emesso ieri frutta il 2,735% lordo o, se preferite, il 2,38% al netto del prelievo fiscale e appena il 2,07% se si considerano le commissioni di acquisto; quello a tre mesi l'1,644% lordo (1,174% netto).
Entrambi fanno fatica a stare al passo dell'inflazione, che invece di questi tempi morde, sia a quella attuale (3,3% annuo registrato dall'Istat a dicembre) sia a quella media attesa per l'intero 2012 (2,4% secondo le previsioni di UniCredit Research). Per proteggere il potere d'acquisto nel breve termine occorre rivolgersi altrove, magari ai conti deposito come dimostra il grafico a fianco, facendo però attenzione a non rimanere invischiati nelle pieghe dei vincoli richiesti per ottenere rendimenti simili.
E i titoli di Stato? È chiaro che il ritorno a valutazioni «normali» che preesistevano la crisi della scorsa estate riduce almeno per il momento le loro attrattive. In via del tutto teorica, per un risparmiatore che intenda prendere tempo in attesa di verificare se la schiarita sui mercati sia di quelle durature avrebbe senso acquistare il BoT a 3 mesi, che in questo caso avrebbe la mera funzione di parcheggio. Se invece si volesse ottenere qualcosa in più dal proprio investimento è probabilmente opportuno dirigere l'attenzione verso le aree dove la «normalizzazione» non è ancora del tutto avvenuta.
Per questo non occorre fare poi tanta strada, perché se è vero che i tassi dei BoT sono più o meno vicini ai livelli dello scorso giugno, allungando anche di poco le scadenze si possono invece ancora ottenere rendimenti di tutto rispetto. «Piuttosto che acquistare un BoT a 12 mesi al 2,7% sceglierei BTp a due o a tre anni, che permettono ancora di ottenere rendimenti lordi del 4-5%», suggerisce Guido Casella, responsabile dei fondi obbligazionari di Azimut, che rileva come l'anomalia della curva dei rendimenti italiana sia ancora molto accentuata nelle scadenze comprese fra uno e tre anni.
Il differenziale di rendimento fra i BoT (che già hanno potuto godere del ritorno di fiducia nei confronti del sistema Italia da parte degli investitori internazionali) e i titoli a media scadenza (che potrebbero seguire la tendenza a breve) risulta infatti decisamente elevato se confrontato con quanto si riscontra negli altri Paesi europei: come si vede nel grafico a fianco, questo particolare «spread» segna da noi infatti rispettivamente l'1,4% (fra 1 e 2 anni) e il 2,3% (fra 1 e 3 anni) contro valori inferiori al punto percentuale in Francia, Germania e pure Spagna.
In altre parole, al risparmiatore sarebbe sufficiente fare un piccolo passo in più nella scala del rischio per garantirsi rendimenti significativamente più elevati e soprattutto in grado di coprire ancora dall'inflazione: un buon compromesso per chi ancora non si sente pronto ad avventurarsi su un titolo decennale.

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