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Risoluzione del leasing ad hoc

La risoluzione del leasing finanziario segue strade diverse se attuata prima del fallimento o durante la procedura concorsuale. È quanto emerge dalla circolare Ungdc n. 11 del 7/2/2013 sul tema: «Il leasing finanziario: regolamentazione della risoluzione del contratto a seguito della riforma della legge fallimentare».

La sorte del contratto nel fallimento

La riforma fallimentare (dlgs 9/1/06, n. 5 e art. 4 dlgs 12/9/07, n. 169), con l’art. 72-quater, ha introdotto una disciplina unitaria senza distinzione tra leasing di «godimento» e «traslativo», prevedendo, nello scioglimento del contratto a seguito del fallimento dell’utilizzatore, il diritto per il concedente di trattenere i canoni già incassati e di ottenere la restituzione del bene per realizzarne il valore. La norma sui rapporti pendenti nel leasing, demanda al curatore la facoltà di subentrare nel contratto e, se disposto l’esercizio provvisorio dell’impresa, prevede che lo stesso continua ad avere esecuzione, salvo che il curatore dichiari di volersi sciogliere.

Nel fallimento delle società concedenti, invece, il contratto prosegue; l’utilizzatore conserva la facoltà di acquistare, alla scadenza, la proprietà del bene, previo pagamento dei canoni e del prezzo pattuito.

La circolare precisa, che per l’applicazione in concreto dell’art. 72-quater, è basilare definire i seguenti concetti:

1) il «credito residuo in linea capitale» consiste nel capitale compreso nelle sole rate con scadenza successiva alla data della dichiarazione di fallimento e non anche le quote di capitale delle rate scadute e non pagate fino a tale data;

2) il «credito vantato alla data del fallimento» corrisponde alla somma delle quote di capitale delle rate scadute e non pagate fino alla data della dichiarazione di fallimento, unitamente agli interessi maturati sino a detto momento;

3) la domanda di «insinuazione al passivo» può presentarsi anche prima della riallocazione del bene sul mercato, purché sia condizionata a questo evento. L’importo oggetto della domanda deve essere, quindi, pari alla somma delle rate scadute e non pagate prima del fallimento oltre ai relativi interessi maturati, se il valore di realizzo del bene è maggiore del capitale residuo in linea capitale, oppure all’importo precedente aumentato del valore del credito residuo in linea capitale rimasto insoddisfatto, qualora quanto realizzato dalla riallocazione del bene sia minore del credito residuo in linea capitale.

Lo scioglimento del leasing ante fallimento

La circolare propende per la non applicabilità dell’art. 72-quater l.fall. alle ipotesi di scioglimento del contratto di leasing finanziario effettuate al di fuori del contesto fallimentare che, quindi, resterebbero disciplinate dai principi contenuti nell’art. 1526 c.c. con ben diverse conseguenze operative (vedi tabella). Ciò, in particolare, poiché la norma in oggetto non risulta applicabile in via analogica in quanto introdotta in una legge speciale, quella fallimentare, che proprio in quanto tale è volta a regolare una specifica materia, derogando alla normativa generale.

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