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Risky assets solo per chi diversifica

Un’estate fa non c’era che crisi. Oggi, a prima vista, la situazione non sembra molto diversa. È vero che gli economisti annunciano timidi segnali di ripresa, ma a parte il fatto che questi riguardano principalmente gli Stati Uniti, gli effetti non si sono ancora fatti sentire sull’economia reale, tanto meno su quella italiana.
I portafogli familiari si preparano quindi ad affrontare i mesi più caldi divisi tra speranze e tensioni, in un quadro che tuttavia è in evoluzione. È il momento di tentare la scommessa sul mercato azionario del 2014? Probabilmente sì, ma con prudenza e gradualità. Gli stessi operatori, pur condividendo alcune direttrici principali, offrono ricette diverse. Questa varietà emerge con chiarezza dalla tavola rotonda organizzata nei giorni scorsi da R&Ca Ricercaefinanza.it sull’asset allocation per i mesi estivi, alla quale hanno partecipato numerosi gestori di Case internazionali. Già dal titolo dell’incontro, riservato agli operatori e i cui risultati «Il Sole 24 Ore» presenta in esclusiva, emerge l’umore dei mercati: “Investitori preoccupati da un cambio di scenario”.
L’elemento con cui fare i conti è rappresentato da una fase di consolidamento delle Borse attesa nel breve termine. Gli esperti sono orientati a preferire i listini dei Paesi sviluppati rispetto a quelli emergenti. Più in dettaglio, sono convinti che il mercato statunitense realizzerà una buona performance anche nella seconda parte dell’anno, nonostante le correzioni di breve termine dovute all’exit strategy della Federal Reserve. Anche il Giappone riscuote molti consensi: dati macro in miglioramento e ampia liquidità consigliano di acquistare sulla debolezza. L’Europa continua invece a dividere sia per la condizione attuale sia per le prospettive, anche se alcuni gestori hanno accresciuto le posizioni sull’azionario europeo sulla base della volontà della Bce di sostenere i prestiti per le piccole e medie aziende.
Dunque il punto da cui partire è, figurativamente, l’allargamento dell’Oceano Atlantico: «Tra Eurozona e Usa si amplia il divario – sintetizza Corrado Caironi, strategist di R&Ca -, con la previsione di una contrazione per il 2013 tra lo 0,4% e lo 0,7% del Pil nell’area euro seguita da una debole ripresa tra lo 0,6% e l’1,3% nel 2014. In confronto gli Usa faranno segnare una crescita pari o superiore al 3% nel 2013 con un miglioramento al 2,6% nel 2014; per la Cina +7,8% nel 2013 e +8% nel 2014; per il Giappone +1,6% nel 2013 e +1,7% nel 2014. Aumenteranno i divari sul tasso di disoccupazione sia tra Usa e area euro sia all’interno dei singoli Paesi Ue. Si conferma che nessuna economia può considerarsi esente dalla ripercussione della minore domanda europea. Deludono gli ultimi dati dalla Cina, che sta ancora cercando un modello di crescita».
A complicare lo scenario si aggiunge la forte dispersione all’interno delle diverse aree: «A livello macroeconomico – chiarisce Paolo Federici, head of Southern Europe and Latin America di Fidelity Worldwide Investment – si riscontrano differenze a volte marcate tra Paesi vicini e apparentemente simili. Anche in considerazione di ciò può essere utile investire in fondi azionari globali a distribuzione del dividendo, che scelgono le società più solide, selezionate a livello mondiale. Sono da privilegiare le aziende con modelli di business trasparenti e solidi flussi di cassa, capaci di erogare dividendi elevati e in crescita in modo sostenibile e continuativo».
Per quanto riguarda il grande universo delle Borse, per l’estate gli operatori presenti alla tavola rotonda di R&Ca hanno individuato, con diverse sfumature, alcuni temi principali: potenzialità di crescita dei listini sul medio periodo, nonostante una possibile fase di consolidamento a breve termine; più spazio a posizionamenti globali e sui listini dei Paesi sviluppati rispetto agli emergenti; interesse per aziende e comparti legati al vasto filone dei consumi. C’è fiducia sulle potenzialità degli Stati Uniti, ma anche del Giappone: «In ambito azionario regionale – commenta per esempio Pietro Martorella, country head Italy di Axa Im -, il nostro principale sovrappeso strategico è in Giappone. Rimaniamo invece negativi sull’area euro per il perdurare della recessione e per le attese di utili aziendali in contrazione, così come in Europa dell’Est per la debole attività economica e il calo delle materie prime (Russia) collegate alla contrazione della produzione industriale europea».
Proprio sulle Borse emergenti gli operatori hanno acceso un faro per seguire una situazione che da qualche tempo presenta aspetti meno favorevoli. Il giudizio su questi mercati privilegia, tra le diverse aree, Asia e Paesi Asean. «Ribadiamo un giudizio neutrale sulle piazze emergenti – riassume Luca Tenani, head of distribution Italy di Schroders -, che da gennaio hanno rallentato rispetto a quelle avanzate e sono ancora ostacolate dalla flessione delle commodity e dalla concorrenza dell’export giapponese. La nostra preferenza va alle aziende favorite dall’aumento dei consumi interni, anche se al momento risultano più care».
In conclusione, l’indicazione per l’estate prevede più risky asset in portafoglio. Ma ad alcune condizioni, non sempre facili da rispettare: «Ci aspettiamo che resti volatilità nella seconda parte dell’anno. Le chiavi per affrontare i mercati – conclude Maria Paola Toschi, market strategist di J.P. Morgan Am – saranno diversificazione e flessibilità».

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