Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Risiko del credito Veneto Banca entra nel mirino di Ubi

A Veneto banca scaldano i motori per l’avvio dell’aumento di capitale da un miliardo (domani parte il pre-marketing). La vigilia non è semplice, dopo il tonfo dei cugini della Popolare di Vicenza; e se alla fine la rete del Fondo Atlante è lì pronta ad aprirsi, molti spingono per una soluzione meno cruenta. Gli interessi, almeno sulla carta, sembrano più estesi. A partire da Ubi e Bper (e forse la prima più della seconda), che pare siano tentate di prendere la palla al balzo e partecipare finalmente al risiko delle alleanze che ancora non decolla, Bpm-Banco Popolare a parte.
Anche alcuni vecchi azionisti Veneto banca, che hanno il diritto di opzione, sembrano interessati. «Il nostro obiettivo è di coinvolgere vecchi e nuovi soci – spiega Bruno Zago, neo presidente dell’associazione Per Veneto banca – per ora il nostro è un sì prudente, in attesa di notizie definitive sull’aumento, ma puntiamo ad una quota almeno pari al 25%, per sbarcare al listino ». L’associazione dice di poter contare sul 15% del capitale (pre-aumento) e ha contribuito in modo determinante – non senza critiche – a far eleggere il nuovo cda, presieduto da Stefano Ambrosini. Altrettanto significativo potrebbe essere l’interesse di qualche protagonista “industriale”. Sul mercato molti guardano a Ubi, che starebbe studiando il progetto. Ufficialmente la posizione è nota ed è stata ribadita dal consigliere delegato Victor Massiah presentando la trimestrale: «A oggi non c’è nessun dossier aperto, siamo concentrati sul nostro piano industriale». Ma sono in molti a pensare che stavolta Massiah stia pensando di scendere in campo. Semmai il problema è come: con un ordine “robusto” in sede di aumento, o successivamente, quindi con ogni probabilità trattando con Atlante? Puntando alla fusione, o solo a una percentuale rilevante?
Ogni soluzione presenta più interrogativi: ad esempio prenotare in sede di aumento di capitale una quota significativa potrebbe dover comportare obblighi di pubblicità all’offerta, affinché tutto il mercato abbia gli elementi per valutare. Farsi avanti in una fase successiva invece significa aver accesso ad una due diligence, ma nello stesso tempo dover trattare con il nuovo azionista di maggioranza della banca, post aumento. Che difficilmente sarà un soggetto altro dal Fondo Atlante. Socio sulla carta molto disponibile a ricevere offerte per le banche su cui interviene, liberando così risorse per operare su altri fronti (a partire dalle sofferenze) ma che ha già sui libri l’intera Vicenza e dunque sembra accarezzi il progetto di fonderla con la Veneto per risanare meglio il tutto. «Vediamo come finisce la vicenda Veneto Banca. Se come dicono in molti ci dovessero essere risposte di mercato, rimarrebbero solo la vicenda vicentina e le sofferenze. Il 30% del fondo è destinato alle sofferenze ma se dovessero succedere cose positive questa quota potrebbe aumentare», ha sottolineato ieri Giuseppe Guzzetti, uno dei soci forti di Atlante, in quello che parrebbe un auspicio a concentrare le risorse del fondo consortile sugli 83 miliardi di sofferenze bancarie. Un ruolo importante lo giocherà Banca Imi, che guida il consorzio garante per il collocamento e la quotazione di Veneto Banca; presto potrebbe siglare con Atlante l’analogo contratto di subgaranzia stipulato da Unicredit sull’aumento della Vicenza.

Andrea Greco e Vittoria Puledda

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Parla il managing partner dello Studio Chiomenti: "Il numero di operazioni è in forte aumento già...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rischio paralisi. Perché quel che accade a Berlino si riflette direttamente a Bruxelles. Il probab...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I sindacati ripartono dalla lettera del primo settembre. Quella inviata al premier Draghi in cui i ...

Oggi sulla stampa